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«Incastrato» il cassiere dell’ambasciata

Maresciallo del consolato italiano di Riyad dovrà risarcire 205mila euro Ha speso 20mila euro in telefonate e dirottato pagamenti sul conto privato

Il maresciallo-cassiere «dirottava» i pagamenti: dalle compagnie aeree, che avevano svolto i servizi per l'ambasciata italiana in Arabia Saudita, al suo conto privato. E non era l'unico uso strettamente personale che l'ufficiale 57enne, di stanza nella sede diplomatica di Riyadh, residente a Guidonia, ma originario di Napoli, si concedeva presso l'Ufficio dell'addetto militare nell'ambasciata in terra saudita: effettuava anche «indebite telefonate a carico dell'Amministrazione per 23.779 euro (1969 chiamate verso le Filippine e l'Etiopia, per un importo di 10.110 euro, e le restanti telefonate, per un importo di 13.670, da considerarsi del tutto estranee alle reali esigenze di servizio dell'ufficio)». Per questi motivi la Corte dei conti ha condannato il maresciallo-cassiere «al pagamento in favore dell'Erario della somma di 205.994,75 compresa rivalutazione, con interessi». Oltre al giudizio di responsabilità, emesso dalla magistratura contabile di primo grado, l'ufficiale è finito anche sotto inchiesta amministrativa, svolta dall'apposita Commissione nominata dal Segretario Generale della Difesa, che ha trasmesso alla Procura Militare della Repubblica di Roma l'informativa di reato insieme alla conseguente denuncia alla Procura Generale della Corte dei conti. La cui inchiesta ha poi permesso di «individuare la sussistenza di un danno erariale pari a 205.994, in relazione a cui sono stati ritenuti sussistenti elementi di responsabilità, a titolo di dolo» del maresciallo, il quale «risulta avere infruttuosamente tentato di falsificare documentazione contabile» ed ha «posto in essere comportamenti tesi a eludere ogni attività di controllo e vigilanza, rendendo oltremodo difficoltose le attività di verifica degli agenti contabili». E «tali dolosi comportamenti si sono sostanziati- spiega la sentenza- nell’alterazione dei documenti di quietanza delle operazioni contabili, effettuate mediante bonifico bancario, oppure tramite cassa corrente in valuta locale». Tutte somme di pertinenza del Ministero della Difesa, «fatturate e contabilizzate, relative a pagamenti in favore della Jet Aviation (ditta di fornitrice di servizi aeroportuali) e della General Authority Civil Aviation» (agenzia governativa con sede a Jeddah),per totali 182.215,00 (44.900,00 137.300,00)» nel 2012. Per questi motivi, a giudizio della Sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, per il maresciallo-cassiere «si palesa la colpa grave, essendosi appropriato di somme erariali, omettendo di provvedere a pagamenti, senza motivo giuridicamente rilevante, per conto dell'Amministrazione della Difesa». E, senza motivo rilevante, almeno per l'ufficio dell'addetto militare presso l'ambasciata italiana in Arabia Saudita, erano anche le sue telefonate. Per le quali «sono state richieste giustificazioni» al maresciallo-cassiere, che però «non ha dato alcun riscontro, omettendo qualsiasi indicazione in ordine ai motivi di servizio sottostanti all'effettuazione delle telefonate». Una «condotta improntata alla massima infedeltà nei confronti dello Stato», così i giudici contabili definiscono l'atteggiamento del primo maresciallo luogotenente, condannando il 57enne alla restituzione di 205.994 euro «in ordine alla distrazione di somme di pertinenza del Ministero della Difesa e, come diretta conseguenza, in ordine al danno erariale», oltre al «pagamento delle spese di giustizia» (altri 485 euro) per quel «dirottamento» di soldi e telefonate.

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