Viva l’Europa, viva la Germania, abbasso l’Italia. E soprattutto abbasso i funzionari delle Soprintendenze, ritenuti sostanzialmente incapaci di dirigere i più importanti musei del nostro paese. Ecco, in poche parole, la «filosofia» che sembra aver seguito il Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini nel nominare i nuovi direttori dei 20 principali musei italiani, resi noti ieri. Largo alla Germania, prima di tutto, con ben tre tedeschi, fra cui spicca Eike Schmidt alle Gallerie degli Uffizi di Firenze, a discapito di un bravissimo storico dell’arte interno all’amministrazione come Antonio Natali che aveva retto egregiamente le sorti della prestigiosa pinacoteca toscana. Gli altri due sono Cecilie Hollberg alla Galleria dell’Accademia di Firenze e Gabriel Zuchtriegel al Parco Archeologico di Paestum. Gli stranieri, tutti cittadini UE, sono in tutto sette e ai tedeschi si aggiungono due austriaci (Peter Aufreiter alla Galleria Nazionale delle Marche e Peter Assmann al palazzo Ducale di Mantova), un britannico (James Bradburne alla Pinacoteca di Brera a Milano) e un francese (Sylvain Bellenger al Museo di Capodimonte, a Napoli). Senza trascurare il fatto che sono quattro gli italiani richiamati dall’estero, dove lavorano da tempo (Martina Bagnoli per la Galleria Estense di Modena, Flaminia Gennari Santori alle Gallerie Nazionali d’arte antica di Roma, Paola D’Agostino per il Museo Nazionale del Bargello a Firenze e Eva Degl’Innocenti al Museo Archeologico nazionale di Taranto). Degli interni al Ministero è sopravvissuta solo Anna Coliva, unica direttrice precedente ad essere confermata, alla guida della Galleria Borghese. L’età media dei vincitori è di 50 anni con una perfetta equità tra uomini e donne (dieci e dieci). TRIS DI DONNE ALLA GUIDA DELLE STRUTTURE ROMANE Con grande enfasi il Ministro Franceschini vede in queste nomine «un passo storico per l'Italia e i suoi musei che colma anni di ritardi, che completa il percorso di riforma del ministero e che pone le basi per una modernizzazione del nostro sistema museale. I musei italiani hanno perso molto terreno rispetto a quelli stranieri, in termini di modernizzazione, valorizzazione e servizi aggiuntivi. Serviva un salto di qualità sulle regole ed ora ci mettiamo sullo stesso piano di un sistema museale internazionale in cui i direttori dei musei vanno da un paese all’altro, con una competizione sana e virtuosa». A dir la verità, pur apprezzando la visione internazionale del Ministro, sembra emergere un eccessivo gusto esterofilo che punisce pesantemente, a priori, gli storici dell’arte ed archeologi italiani ed addirittura umilia tutti i funzionari dell’amministrazione ministeriale, parecchi dei quali hanno tenuto a galla una barca piena di falle e di problemi come il nostro sistema museale. Lo stesso Ministro ha ammesso che finora i funzionari ai vertici dei nostri musei sono stati pagati poco e dotati di poche risorse. LA CARRIERA «FOLGORANTE» DI CRISTIANA COLLU E nessuno, ad esempio, discute i titoli di Eike Schmidt, considerato un esperto di arte fiorentina a livello internazionale, ma tutto si può dire tranne che manchino in Italia esperti della stessa materia con un curriculum anche superiore al suo. Probabilmente Franceschini ha voluto dare un segnale fortemente europeista anche da un punto di vista culturale e soprattutto manifestare l’intenzione di combattere la burocrazia, le lentezze amministrative, le contrattazioni infinite e insoddisfacenti. Ma il vero nodo non sta tanto nei nomi quanto nei mezzi e nella effettiva libertà di manovra che verranno concessi ai nuovi direttori. Quali fondi avranno a disposizione? Quale potere effettivo avranno di rivoluzionare gli orari dei musei ed avviare un nuovo rapporto col pubblico senza incorrere nelle ire dei sindacati di categoria? Quale libertà avranno di scegliere collaboratori competenti e dare il benservito ai dipendenti nullafacenti? Su questi punti si giocherà l’attendibilità della riforma voluta da Franceschini e se mancheranno basi solide tutta la costruzione cadrà come un castello di carte non bastando certo l’intonacatura di facciata a suon di europeismo a trazione tedesca.
Musei italiani in mano agli stranieri
Il ministero dei Beni culturali nomina i direttori delle più importanti gallerie Su 20 responsabili, 7 non sono italiani L'INTERVISTA Sgarbi: "Tutto sbagliato, mortificati validi funzionari"
