Rettore Eugenio Gaudio, La Sapienza ancora una volta in posizione di prestigio nel Ranking delle 500 università migliori del mondo. Un bel risultato nonostante la riduzione di fondi statali alle università «È la conferma, anche quest’anno, del prestigio guadagnato negli anni nella comunità accademica internazionale. E sì, nonostante l’ulteriore riduzione di fondi statali alle università che ha pesato notevolmente, la qualità dei nostri ricercatori viene ampiamente e costantemente riconosciuta nel mondo. Ci siamo volutamente concentrati su un livello di qualità elevata e sulla competitività internazionale. È partito un bando per il reperimento di grandi attrezzature di livello internazionale, ad esempio, abbiamo poi stanziato un fondo di un milione di euro per confermare i ricercatori precari, come pure ridotto del 20% le tasse di iscrizione per le fasce con Isee da 200.000 euro in giù (che vuol dire milioni di euro di introiti in meno), abbiamo anche introdotto incentivi per famiglie disagiate su cui la crisi ha pesato ancora di più. Inoltre, da quest’anno per gli studenti extracomunitari che si iscrivono a una laurea magistrale in lingua inglese sono previste 35 borse di studio dell’importo di 5.000 euro ciascuna. Sono state scelte coraggiose». E il coraggio ha premiato «Siamo partiti dalla premessa che se i giovani studiano di più è sempre meglio. Non è un risultato che si è riuscito a raggiungere in pochi mesi: dietro ci sono anni di lavoro costante in questo senso, anni in cui siamo riusciti a farci notare. La classifica di Shanghai prende in esame indicatori come i premi Nobel, anche ex alunni che ricoprono ruoli di punta in istituzioni o società, performance e pubblicazioni di spessore. E i riconoscimenti internazionali che arrivano ci spronano ancora di più». Quali sono i settori di punta? «Ci sono ambiti in cui l’eccellenza del nostro ateneo è diventato un dato di fatto: fisica, ingegneria aerospaziale, le nanotecnologie, biotecnologie e biomedicina sono i campi eccellenti sotto il profilo internazionale. E siamo ai primi posti per alcune Humanities: dagli scavi archeologici del Palatino a quelli di Ebla e del Vicino Oriente. Ma anche la Latinistica, ad esempio». Novità in cantiere per l’ateneo? «Tra un paio di mesi riapriremo il Teatro di Ateneo, l’unico teatro esistente in un’università italiana, la struttura storica vicino la Chiesa chiusa ormai da oltre cinque anni. Pensi che ci è passato anche Eduardo De Filippo. Sono terminati i lavori. Sarà il cuore culturale del Campus universitario, ma anche un Teatro aperto all’esterno. Faremo musica, cinema, dibattiti e altro. Un’azione in linea con la forte cifra culturale su cui abbiamo voluto scommettere e investire pure in termini di presenza nella città e nel quartiere».
«Dal latino all’aerospaziale. Ecco la nostra forza»
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