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Addio a Bianchi, ultimo eroe dell’impresa di Alessandria

Sono stati celebrati ieri pomeriggio nella chiesa parrocchiale di Torre del Lago, in provincia di Lucca, i funerali del comandante Emilio Bianchi, scomparso il giorno di Ferragosto all’età di 103...

Sono stati celebrati ieri pomeriggio nella chiesa parrocchiale di Torre del Lago, in provincia di Lucca, i funerali del comandante Emilio Bianchi, scomparso il giorno di Ferragosto all’età di 103 anni. Era giustamente considerato un eroe: Bianchi, infatti, fu uno dei protagonisti della storica impresa di Alessandria, che durante la Seconda Guerra mondiale vide l’affondamento delle corrazzate inglesi Valiant e Queen Elizabeth e il danneggiamento di una petroliera nel porto egiziano. Era l’ultimo sopravvissuto dei sei marinai della X Mas che entrarono in azione nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941. Il 3 dicembre da La Spezia era partito il sommergibile Scirè comandato da Junio Valerio Borghese che il 14 dicembre caricò i sei incursori in un porto dell’Egeo. Durante il tragitto verso l’obiettivo il sommergibile incrociò un ricognitore inglese ma si spacciò per un battello britannico utilizzando i codici intercettati dai servizi segreti italiani. Bianchi «cavalcava» uno dei tre «maiali», i celebri siluri degli incursori, insieme a Luigi Durand de la Penne. Penetrarono nel porto di Alessandria nella scia di tre navi inglesi, per le quali erano state abbassate le reti di protezione, dopo cinque ore trascorse sott’acqua. Piazzarono le cariche esplosive ma proprio Bianchi, a causa di un’intossicazione da ossigeno dovuta a un malfunzionamento del respiratore, fu costretto a emergere e fu catturato dalle sentinelle della Royal Navy. Poco dopo anche de la Penne venne arrestato, così come gli altri eroi della spedizione. Bianchi, come recita la motivazione della medaglia d’oro al valor militare, «noncurante della propria salvezza si rifiutava di dare ogni indicazione sul pericolo imminente, deciso a non compromettere l’esito della dura missione. Col suo eroico comportamento acquistava diritto all’ammirata riconoscenza della Patria e al rispetto dell’avversario». Tornò in Italia solo al termine del conflitto dopo una lunga prigionia.

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