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Aggressioni con l'acido, Levato "disperata"

Il difensore parla del crollo della donna dopo la separazione dal piccolo. Il pm Musso porta un regalo al neonato: "Atto di solidarietà" LEGGI ANCHE Il figlio verso l'adozione

"Sono disperata, distrutta". Martina Levato urla il proprio dolore per la separazione dal figlio, Achille, che ha riconosciuto oggi senza neppure averlo visto "neanche per un secondo dopo il parto". A riferirlo è Stefano De Cesare, l'avvocato della studentessa universitaria condannata a 14 anni di reclusione per l'aggressione con l'acido ai danni di Pietro Bardini. Il legale è andato a trovarla alla clinica Mangiagalli dove è ancora ricoverata dopo il parto cesareo avvenuto il giorno di Ferragosto. " Martina dormiva e non ha potuto veder il figlio - sono le parole del difensore - situazioni analoghe le ho viste con partorienti tossicodipendenti o alcoliste, ma questo è un altro caso". "Non c'è ancora stato notificato - ha proseguito l'avvocato - il provvedimento con cui è stato disposto l'allontanamento. Non l'ho ancora letto". Il legale ha aggiunto che la sua assistita potrebbe essere mandata temporaneamente all'Icam, la struttura che ospita le madri detenute, oppure il Tribunale del riesame potrebbe prendere un provvedimento definitivo sulle sue sorti e su quelle del bambino. La decisione del Tribunale dei minorenni potrebbe arrivare già domaniIn mattinata infatti ci sara' la riunione in camera di consiglio. Intanto con il riconoscimento, che può avvenire anche soltanto con la compilazione di un modulo, i nonni materni possono intervenire nel procedimento di adottabilità del bambino che si è aperto ieri su disposizione del pm dei minori Anna Maria Fiorillo. Nei prossimi giorni, pure il padre, Alexander Boettcher, anch'egli condannato per l'aggressione ai danni di Pietro Barbini, dovrebbe effettuare il riconoscimento e così potrebbero entrare in gioco per il futuro del bambino anche i nonni paterni.   "Qualsiasi scelta in una caso del genere fa male, ma le cose sarebbero potute andare anche peggio se il bambino avesse avuto dei contatti con la madre dopo il parto, creando così delle aspettative e generando una maggiore sofferenza non solo per il bambino ma anche per gli adulti coinvolti in questa vicenda". Così il pm del tribunale dei minori di Milano, Anna Maria Fiorillo, spiega la scelta di chiedere l'adottabilita' del bimbo. "La mia è stata una scelta di prudenza per impedire che si creassero delle aspettative non solo nel bambino ma anche negli adulti". Oggi anche il pm Marcello Musso, titolare delle indagini sulle aggressioni, si è recato alla Mangiagalli. Il magistrato ha portato in regalo al figlio di Levato un paio di babbucce bianche. Nel biglietto che accompagna il dono augura "un lungo cammino" al piccolo. "La visita - ha spiegato - è stata un atto umano e di solidarietà. Il bambino è bellissimo". Il pubblico ministero ha consegnato alle puericultrici un pacchetto contenente le babbucce e il biglietto ("ad Achille con infinita tenerezza per un lungo cammino"). "Preciso che il regalo e' stato dato alle puericultrici - ha sottolineato - e non a Martina Levato e neppure ai nonni". Inoltre, il magistrato ha detto di avere "parlato a lungo con il pm del Tribunale dei minori, Annamaria Fiorillo, "dalla quale ho ricevuto il consenso nel senso tecnico della parola". "Senza il suo consenso, non sarei andato". Nuove proteste infine da parte di Patrizia Ravasi, madre di Boettcher: "A mio avviso è stata perpetrata una gravissima ingiustizia. Se il tribunale dei minori lavora per il bene del minore deve ascoltare le nostre parole". La donna ha rivolto un appello ai giudici da Palau in Gallura, dove trascorre le vacanze, dai microfoni dell'emittente locale Videolina. Chiede che il piccolo Achille venga affidato ai nonni. "Ho sentito il papa' di Martina - ha detto - e mi è sembrato un uomo devastato, profondamente devastato".

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