Attualità

L’insalata in busta "sorvegliata speciale" del governo

Quella pronta all’uso potrebbe sparire dagli scaffali dai market

Potrebbero presto sparire dagli scaffali dei piccoli alimentari i cosiddetti prodotti ortofrutticoli di IV gamma, vale a dire quelli che ormai comunemente si trovano imbustati e pronti per essere mangiati ad esempio le insalate, le verdure già lavate, i minestroni già pronti. Un nuovo decreto del Governo, infatti, impone, tra le disposizioni a tutela del consumatore, che questi prodotti siano conservati ad una temperatura inferiore agli 8 gradi: ciò significa frigoriferi adatti e piuttosto costosi, che non tutti i punti vendita, specie quelli piccoli, possono permettersi e che oggi conservano quegli alimenti ad una temperatura superiore, tra i 10 e 12 gradi. Lo abbiamo verificato ieri, girando tra alcuni di questi esercizi della Capitale. A parte il fatto che davvero pochi gestori, tra quelli non chiusi per ferie, sapevano della nuova norma, gli altri sono caduti dalle nuvole o ci hanno candidamente risposto «di aver sempre conservato le insalate in busta ad una temperatura superiore agli 8 gradi senza per questo pregiudicare la freschezza del prodotto». La situazione peggiore l’abbiamo riscontrata nei minimarket e frutterie gestiti da stranieri dove in qualche caso le insalate imbustate erano esposte addirittura fuori dal frigorifero. Poi, tra i piccoli, c’era chi aveva messo le insalate insieme alle acque minerali o alle bibite, con temperature sempre più elevate degli 8 gradi richiesti; chi aveva il frigorifero non funzionante (a sentire i diretti interessati per colpa delle alte temperature di questi giorni) e chi, invece, aveva portato il termometro a oltre 12 gradi (per paura che con l'aria condizionata accesa nel negozio, saltasse tutto, ndr). Insomma, a voler far rispettare la nuova normativa, ieri, sarebbe stato un pieno di sanzioni. Oggi, però, chi non si adegua la sanzione se la prende, e pesante. Altro discorso per le etichette che devono riportare la dicitura «prodotto pronto per essere consumato» o «lavato» e la data di consumazione, che non deve andare oltre i due giorni dall’apertura della confezione. Anche in questo caso abbiamo verificato che sono più che altro i prodotti di IV gamma venduti nei supermercati ad essere per la maggior parte già in regola, gli altri, invece, mostrano confezioni con etichettature sulla quali è riportata la data di scadenza (che mediamente è di 4-6 giorni dall’apertura della confezione); di rado la dicitura «pronto a cuocere» o «prodotto lavato». Ma per adattare le etichette alla norma c’è tempo qualche giorno e comunque gli esercenti avranno la possibilità di esaurire prima le scorte. Poco o per nulla preoccupati, invece, sono i gestori dei supermercati, che anzi hanno mostrato stupore alla domanda «a quanto tenete la temperatura del frigorifero dove sono conservate le insalate in busta», sostenendo che una temperatura non adeguata non permette la buona conservazione dell’alimento. Ne abbiamo visitati una decina ieri: il termometro segnava quasi ovunque tra i 6 e gli 8 gradi. Soltanto in un caso era superiore, ma in mancanza del direttore del punto vendita una commessa ci ha assicurato che lo avrebbe fatto immediatamente presente. L’Unione nazionale consumatori, tuttavia, avverte: «I consumatori stiano attenti e controllino la temperatura del frigorifero dove acquistano i prodotti imbustati. In caso di anomalie lo facciano presente e lo segnalino alle associazioni che tutelano i diritti dei consumatori».

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