Nel giorno dei suoi funerali arriva la svolta nelle indagini sulla morte della 16enne Ilaria Boemi, deceduta quattro giorni fa su una spiaggia del lungomare di Messina. Sarebbe stata, infatti, un'amica coetanea a consegnare la dose di droga letale a Ilaria la stessa notte della tragedia. O meglio, la minorenne non avrebbe fornito la dose direttamente alla vittima, ma all'amica 18enne che era con Ilaria domenica notte, quando si è sentita male e che è fuggita assieme a un loro amico 17enne dopo aver chiesto a un ciclista di passaggio di chiamare il 118. Il cadavere era stato ritrovato la notte tra domenica e lunedì scorsi, intorno a l’una, nei pressi del Circolo del Tennis e della Vela. Agli investigatori, adesso, resta soltanto il dubbio se la 16enne abbia agito da «amica» o da «pusher». Ieri, durante l'interrogatorio, gli inquirenti hanno ritenuto necessaria la presenza di un avvocato difensore per la giovane ragazza sentita per diverse ore dagli investigatori della Mobile e poi lasciata andare. La Procura per i minorenni di Messina l'ha indagata per cessione di sostanze stupefacenti, forse ecstasy o cristalli sciolti in una bevanda. «Mia sorella – ha sempre ribadito Lillo Boemi - era una bambina, aveva solo 16 anni e tanta voglia di vivere. Non faceva uso di stupefacenti. Se le analisi diranno il contrario vuol dire che qualcuno le ha messo qualcosa in un cocktail che aveva bevuto poco prima». E, a quanto pare, così sarebbero andate le cose. Ma per la giovane amica di Ilaria, la configurazione del reato potrebbe aggravarsi con un'ipotesi di morte come conseguenza di un altro delitto. Gli investigatori hanno una ricostruzione abbastanza chiara sulla vicenda, anche se mancano, come detto, ancora alcuni tasselli da chiarire: se la 16enne ha agito da «amica» o da «pusher». Non tutte le persone sentite, compresi molti minorenni, avrebbero fornito una collaborazione piena, lasciando molti «non ricordo» e «non so». Dubbi che potranno sciogliere ulteriori indagini e i referti degli esami tossicologici e istologici da parte del medico legale. Intanto, in mattinata si sono celebrati i funerali. Una grandissima folla si è stretta in una chiesa Avventista cristiana di Messina. Prima di entrare in chiesa, suo fratello Lillo Boemi ha accusato i giornalisti, non ammessi alla funzione: «Continuate a scrivere cose false sua mia sorella, vi dovreste vergognare: voi non sapete niente». I familiari l’hanno descritta come «una ragazza normale che studiava, amava i piercing, suonava la chitarra, frequentava una palestra e praticava judo». In chiesa, la bara bianca ricoperta di rose e accanto un pallone a forma di cuore con la scritta colorata «Ilaria ci manchi». I compagni di classe della ragazza sono stati vicini anche durante la funzione alla famiglia Boemi: «Lei - hanno detto - non era quella che è stata descritta e che appare sulle foto di Facebook: era una ragazza splendida, buona e educata». Davanti alla chiesa tanti palloncini bianchi e due cartelloni realizzati dagli amici con un collage di foto di Ilaria, ricordandola con la scritta: «E il tuo sorriso cosa era un pezzo di volta celeste pura in mezzo a tutta sta bufera» e «Chissà dove eri, ti ho cercato tra le nuvole, ma tu non c'eri». Secondo le sue compagne di classe «i media hanno puntato sull'apparenza estetica, ma caratterialmente Ilaria era tutta un'altra cosa».
Indagata l’amica della sedicenne morta
La ragazza avrebbe ceduto l’ecstasy a Ilaria ma forse non è una pusher Ieri i funerali a Messina. I compagni: "Lei non era com’è stata descritta"
