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L’assassino di Vittorio Arrigoni è in Iraq arruolato nell’Isis

Scontava l'ergastolo per l'omicidio ma è fuggito. L'attivista italiano era stato rapito il 14 aprile 2011 nella Striscia di Gaza

Uno degli assassini di Vittorio Arrigoni è a Mosul. La conferma arriva da un account Twitter legato all'Isis che ieri ha pubblicato la foto di Mahmoud al-Salfiti, l'esponente di una cellula salafita coinvolto nel rapimento e nell'uccisione dell’attivista italiano a Gaza, avvenuti il 14 aprile 2011. L'uomo era da quattro anni in carcere, dove scontava l'ergastolo proprio per l'omicidio di Arrigoni. A fine giugno, però, ha ottenuto un permesso dal governo di Hamas, in occasione del Ramadan, per fare visita ai parenti e ne avrebbe approfittato per non fare più ritorno e fuggire verso lo Stato islamico. La notizia si è diffusa già nei giorni immediatamente successivi alla sua scomparsa. La possibilità che il terrorista si fosse rifugiato in Iraq, nella roccaforte dell'Isis, sembrava plausibile. Ora, a distanza di quasi due mesi, è arrivata la conferma del suo arruolamento tra i mujaheddin del Califfato. L'account Twitter ha anche pubblicato «la prima foto del mujahid al-Salfiti a Mosul», dopo «la fuga dalle carceri di Hamas». Sulle modalità della fuga del 27enne, però, restano ancora dei dubbi. L'uomo potrebbe aver lasciato la «Striscia» attraverso i numerosi tunnel presenti oppure utilizzando il Valico di Rafah. In ogni caso la sua evasione rimane un fatto grave. Vittorio Arrigoni, attivista, giornalista e scrittore italiano fu rapito la sera del 14 aprile 2011 dal gruppo terroristico salafita mentre usciva da una palestra a Gaza. Il 36enne si trovava lì per difendere i diritti del popolo palestinese e contro Israele. Subito dopo il sequestro, i rapitori hanno pubblicato un video in Rete in cui mostravano l'ostaggio legato e bendato e accusato di essere a Gaza per «diffondere la corruzione». Nelle stesse immagini viene lanciato l'ultimatum: la vita di Arrigoni in cambio della scarcerazione dello sceicco Abu al Walid al Maqdisi, il leader del gruppo, e altri detenuti jihadisti. Hamas, il giorno dopo il sequestro, individuò l'appartamento dove l'italiano era detenuto per compiere un blitz contro il commando che lo aveva preso. Durante lo scontro a fuoco che ne conseguì morirono due terroristi, tra cui il capo del gruppo, e altre quattro persone furono arrestate. Tra questi, Mahmoud al-Salfiti che ai tempi aveva 23 anni. Arrigoni, però, era già stato ucciso la notte precedente. Una tragedia che ha scosso il nostro Paese e non solo. Secondo quanto accertato dai palestinesi subito dopo i fatti, il decesso è avvenuto per strangolamento. Ipotesi questa, poi confermata anche dall'autopsia svolta successivamente in Italia presso l'Istituto di medicina legale dell'Università Sapienza di Roma.

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