«Il 21 luglio, quando doveva rientrare, mi ha comunicato con una mail che non sarebbe tornata e, al contrario, che sarebbe rimasta a vivere in Brasile con nostro figlio che ha 4 anni e mezzo. Sabato dovevo partire con il bambino». Giuseppe D’Elia, responsabile di una filiale di banca a Roma, inizia così il racconto del tormentato rapporto con la sua ex compagna, una designer di gioielli brasiliana, che ha deciso di non tornare più in Italia. Purtroppo non un caso isolato, ma negli ultimi anni quasi una prassi, soprattutto quando si parla di unioni miste. «Il bambino è nato da una relazione durata pochi mesi. Non volevo stare con lei ma le ho detto che mi sarei assunto tutte le responsabilità. E ho riconosciuto il bambino». Il piccolo è nato nel 2011, ma la situazione da subito ha preso una piega difficile. «Dopo un anno, nel 2012 ho chiesto di vedere il bambino da solo, lei non era d’accordo. Ha presentato ricorso per avere l’affidamento esclusivo con varie dichiarazioni mendaci: che sono un pazzo, che l’ho aggredita, l’ho minacciata. Ogni discussione tra di noi è avvenuta solo ed esclusivamente per telefono, sempre lontano dal bambino». Il giudice ha concesso, invece, «l’affidamento condiviso ad entrambi, con il pernotto da quando il bambino aveva un anno e mezzo. A giugno 2013 ha presentato un altro ricorso per restringere gli orari di permanenza del bimbo con me. A questo punto abbiamo chiesto un CTU. Dopo la valutazione, il giudice ha aumentato il numero delle ore che il bimbo può trascorrere con me, invece che diminuirle». Ma la situazione non è migliorata, anche perché adesso Giuseppe D’Elia ha contro anche la sua stessa famiglia. «Appena ha capito che anche quel ricorso non era andato a buon fine, ha iniziato a contattare mia madre raccontando menzogne. Da un anno a questa parte io non parlo più con la mia famiglia, che si è totalmente schierata contro di me. Hanno iniziato a dire che non voglio bene al piccolo, che non ho un bel rapporto con lui. Io lo amo, a prescindere dal fatto che non abbia voluto continuare la relazione con la madre. Lei è partita per le vacanze estive. Doveva tenere il bambino a luglio, io ad agosto, e dovevamo partire l’8 di questo mese». Il 21 maggio l’ex compagna ha chiuso la sua attività qui a Roma e comunica che avrebbe lasciato il suo appartamento (nello stesso stabile dello show-room) a settembre. «Non c’è niente che giustifichi la scelta di portare via un figlio ad un padre. Mi sono rivolto alla Farnesina. Ho consegnato l’istanza di rimpatrio presso l’Autorità Centrale del Ministero di Grazia e Giustizia. Qualche giorno fa mi è arrivata una querela, una sorta di sentenza da parte di un tribunale brasiliano, in cui vengo diffidato dall’avvicinarmi a lei e a mio figlio nel raggio di 100 metri, dichiarando che è venuta in Brasile perché in Italia era minacciata. Ho cercato un punto di incontro. Lei non ne ha voluto sapere».
Bimbo conteso rapito dalla giustizia
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