Immigrati "marchiati" dagli scafisti con la punta del coltello: è l'ultimo orrore del traffico di esseri umani che emerge dai racconti dei superstiti del barcone rovesciatosi mercoledì mattina a 15 miglia circa dalle coste della Libia e affondato con circa 200 persone chiuse nella stiva. Interrogati a Palermo dalla polizia di Stato, che ha arrestato 5 scafisti accusati di omicidio, alcuni dei profughi hanno parlato delle sevizie, di diversa intesità a secondo del colore della pelle, subite durante il viaggio. Le testimonianze Hanno riferito che gli scafisti marchiavano con i coltelli la testa degli africani che non ubbidivano ai loro ordini, mentre ai passeggeri arabi veniva riservato un trattamento meno degradante anche se violento: venivano invece picchiati con cinture, o presi a pugni. Bastonate e coltellate sono state inferte invece ai circa 200 viaggiatori rinchiusi nella stiva, perché avevano pagato un prezzo ridotto. Quando il vecchio peschereccio ha cominciato a imbarcare acqua e la stiva si è riempita, hanno cercato di sgottare per svuotarla, me non riuscendoci sono stati presi dal panico e si sono accalcati per uscire. Gli scafisti li hanno ricacciati sottocoperla a forza di botte e pugnalate, poi hanno sigillato il boccaporto e li hanno intrapolati all'interno. Quando il barcone si è inabissato non hanno avuto scampo.
Immigrati "marchiati" con la punta del coltello. Arrestati 5 scafisti
Agghiaccianti i racconti dei superstiti del barcone che si è rovesciato vicino alle coste della Libia. Trafficanti di esseri umani accusati di omicidio
