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«Quel masso che ammazzò la mia Maria Letizia»

La donna uccisa 19 anni fa all'altezza di Tortona. Il ricordo della sorella maggiore 

«Quel masso che ammazzò la mia Maria Letizia»

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«Quest’anno Maria Letizia avrebbe compiuto 50 anni, ne aveva solo 31 quando quei delinquenti l’hanno uccisa 19 anni fa. Hanno distrutto la nostra vita e quella del marito Lorenzo. Noi avremmo voluto l’ergastolo, invece se la sono cavata con una manciata di anni, una pena irrisoria per noi quella che hanno scontato. E senza una prima pena esemplare il gioco al massacro con il lancio dei sassi non si fermerà».

Telefonare alla famiglia di Marlia Letizia Berdini era d’obbligo. Lei morì centrata da un masso lanciato da un cavalcavia mentre a fianco del marito alla guida dell’auto percorreva la Torino Piacenza all’altezza di Tortona .

Chiamiamo a casa della mamma Waldemara a Civitanova Marche. Ci risponde la sorella maggiore Maria Rosa, 58 anni.

Signora Maria Rosa, lo sa che dall’inizio di quest’anno sono già 45 i lanci di massi nei primi sei mesi dell’anno?

«Stiamo messi bene! - risponde al telefono - ma non sono sorpresa».

Perché non è sorpresa?

«Il gioco al massacro con il lancio dei massi non si fermerà solo perché hanno numerato i cavalcavia e messo le reti. Serve una prima punizione esemplare, lo continuerò a dire fino a che vivrò».

Voi ritenete di non aver avuto giustizia?

«Babbo è morto l’anno scorso a febbraio di crepacuore senza nemmeno avere la soddisfazione di vedere quei sei marcire in galera. Sono tornati tutti liberi dopo pochi anni. Noi avremmo voluto l’ergastolo perché non si può morire così solo perché qualcuno si diverte».

«Come è cambiata la vostra vita?

«Una vita non ce l’abbiamo più dal 27 dicembre del 1996. Maria Letizia aveva solo 31 anni, si era sposata cinque mesi prima, esattamente il 27 luglio. Nostro padre Vincenzo ha iniziato a morire quel giorno. Mamma, Waldemara, ha avuto un ictus, e mia sorella Maria Grazia, non si è mai più ripresa».

Il marito di sua sorella, Lorenzo Bossini, si è rifatto una vita?

«Lorenzo si è risposato ma da poco tempo. Anche lui ha sofferto tantissimo. Ora fa il geometra a Brescia e ha una nuova famiglia. Per lui è stato terribile, se l’è vista massacrata mentre viaggiavano verso Parigi, la meta delle vacanze del primo Natale da sposi novelli».

Cosa prova per quella banda che ha lanciato il masso mortale?

«Odio puro, e lo provo ancora».

Non ha mai provato a pensare al perdono?

«Impossibile perché in tutti chiesti anni non abbiamo mai ricevuto nemmeno una telefonata di scuse, da nessuno di loro».

La famiglia ha avuto almeno un risarcimento?

«Macché, a mamma non hanno pagato neanche un caffé, come diciamo noi qui a Civitanova Marche, e siamo ancora in causa con Autostrade».

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