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«Idioti annoiati che uccidono per gioco»

Il primo lancio letale nel 1986: vittima una bambina di due anni e mezzo L’ultimo, senza conseguenze, il 27 luglio scorso sull’A1 vicino San Zenone

«Idioti annoiati che uccidono per gioco»

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La noia, l’incoscienza, la sindrome da fiction. La vita vissuta come in un film, un videogame dove tutto accade senza conseguenze reali, l’attitudine genetica e sociale a fare del male. Nulla spiega del tutto il perché, niente svela l’intima ragione che spinge un ragazzo «normale» ad uccidere per gioco e a rovinare per sempre la propria esistenza. Senza un profitto, senza la rabbia generata dal desiderio di vendetta o dalla presunzione di aver subito un torto. Senza alcun senso. Eppure la sassaiola continua, inesorabilmente idiota, irrimediabilmente emulata, inevitabilmente pericolosa.

Sono passati 19 anni dall’episodio che può essere definito «la madre» di tutti i lanci di sassi da un cavalcavia e che costò la vita a una giovane sposa. È il 27 dicembre del '96 e Maria Letizia Berdini, 31 anni, viene uccisa sulla Torino-Piacenza, all’altezza di Tortona. Il processo d’appello vede le condanne a 18 anni a 4 mesi (27 in primo grado) dei fratelli Franco, Paolo e Alessandro Furlan e del loro amico Paolo Bertocco. Gabriele Furlan viene assolto. I responsabili, tornati in libertà nel 2009, dichiararono di averlo fatto «per scacciare la noia, non sapendo come trascorrere una serata d’invenro nel periodo natalizio». Un investigatore li definì «idioti annoiati che uccidono per gioco». Ma la prima vittima accertata dei folli lanciatori risale al 22 aprile 1986. Maria Jlenia Landriani, una bambina di due anni e mezzo, morì colpita da un sasso mentre dormiva in auto, sulla provinciale Milano-Lentate. Sempre nell'86, il 24 novembre una pietra centrò un’auto sull’A-14, nei pressi di Molfetta. Il 13 febbraio del '91, due anziani coniugi, Domenico Fornale, 70 anni, e Rosa Perena, 69, persero la vita sull'autostrada del Brennero dopo che il loro parabrezza era andato in frantumi colpito da alcuni sassi. Da ricordare anche le morti di un uomo sulla A/14 nei pressi di Giovinazzo (18 aprile '93), di Monica Zanzotti, ancora sull'A/22, il 29 dicembre del '93.

Tre anni dopo muore Maria Letizia Berdini. Il gesto dei quattro vede quasi subito emulatori altrettanto imbecilli in azione. Un caso si registra il 31 dicembre 1996 ad appena quattro giorni di distanza dalla notizia; e poi altri nove casi nei quattro giorni successivi, per fortuna senza conseguenze fatali. Altri lanci il 22 luglio 1998 in Lombardia, il 24 febbraio 2000 sull'A10 in Liguria, il 17 agosto ancora in Lombardia, sulla statale 510, il 27 maggio 2001 in Valtellina, il 30 maggio, in Sardegna sulla statale Arzachena-Olbia, il 13 giugno in provincia di Nuoro. L'anno seguente, il 15 ottobre 2002, due episodi segnalati in veneto, a San Donà di Piave e a Jesolo. Ancora una vittima, il 1° giugno 2002 in Campania: una donna, Rosa Miscioscia, 48 anni, di Afragola, muore per le ferite causate da un oggetto metallico «caduto» da un cavalcavia lungo la Roma-Napoli. Il 13 agosto 2005, nei pressi di Cassino, un masso di 40 chili lanciato dal cavalcavia sempre sulla Roma-Napoli uccide un uomo e ferisce altre sei persone.

Finito qui? No. Come dimostra il rapporto Asaps, il delirio continua. Pochi giorni fa, il 27 luglio, cinque ragazzini, di origine straniera vengono fermati dalla Polstrada per aver tirato sassi dal cavalcavia di San Zenone, sulla A1. D’altra parte, come diceva Einstein, «due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi».

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