La chiusura per 4 mesi del Cocoricò, dopo la morte di Lamberto Lucaccioni per overdose da Ecstasy, non risolverà il problema della droga nei locali notturni, né sbroglierà i nodi della difficile lotta alla legalità che si ripete ormai da 30 anni, senza grossi risultati. Ne è convinto uno dei proprietari della discoteca tempio del divertimento, Fabrizio De Meis, che oggi ha convocato a Roma una conferenza stampa all'hotel Griffe di via Nazionale, per spiegare la sua versione dei fatti e lanciare l'allarme: "Il questore di Rimini, Maurizio Improta, ha fatto un processo sommario a 10 anni di attività: 120 giorni di stop in questa stagione significa che la discoteca, prima in Italia e sedicesima nel mondo, chiude per sempre". Al suo fianco Luigi Crespi che ha sottolineato come "se è vero che il locale è stata il simbolo della trasgressione, con l’avvento di De Meis tre anni fa ha fatto sì che ci fosse un forte cambiamento". De Meis, racconta Crespi, "ha cercato di trasformare il Cocoricò in un baluardo del divertimento sicuro e della lotta alla droga. Tutto ciò che è consentito fare per combattere lo smercio della 'roba' è stato fatto: telecamere dentro e fuori, circa cento vigilantes che collaborano con forze ordine e hanno contribuito negli ultimi anni a centinaia di arresti. Ora si farà ricorso al Tar e si cercherà di non far chiudere la discoteca". Ma, a prescindere dall’esito della battaglia giudiziaria, nulla cambierà. Perché "se la legge non consente ai locali di avere degli strumenti per combattere la droga, gli spacciatori continueranno a esistere e si trasferiranno in altri locali". Un Daspo per le discoteche De Meis non si limita a contestare il provvedimento ma propone anche una soluzione: Daspo per chi fa uso di droga e tampone per tutti i frequentatori delle discoteche. "Con provvedimenti come la sospensione il questore ci punisce, e il Cocoricò viene chiuso, per una responsabilità oggettiva - rilancia -. Ma non ci vengono dati strumenti per non averla, quella responsabilità. Il divieto di frequentare le discoteche, e il tampone a chi entra o a chi esce, sono i soli strumenti in grado di contrastare il fenomeno. Quelli che ci sono oggi, si rivelano inefficienti. Noi contrastiamo lo spaccio con ogni mezzo. Segnaliamo gli spacciatori alle forze dell'ordine e abbiamo fatto eseguire centinaia di arresti. Ma paradossalmente, con la normativa attuale, più ne arresti e più sei a rischio chiusura". Anche per questo De Meis è pessimista: "Riaprire domani servirebbe solo a rimandare la chiusura alla prossima occasione. Noi da un anno chiediamo daspo e tampone. Non da ieri". Silb in allarme Anche Maurizio Pasca, presidente del Sindacato italiano locali ballo, contesta apertamente lo stop di quattro mesi: "Qualcuno doveva pur salvarsi la coscienza, è più facile spostare il tiro su una singola azienda che occuparsi di altri fronti. E ancora mi chiedo perché il presunto pusher sia libero, mentre la discoteca è chiusa. Se il Cocoricò fosse direttamente responsabile di quanto accaduto, come presidente dell'associazione, sarei il primo a chiedere l'espulsione. Siccome abbiamo appurato che chi lo gestiva non ha alcuna colpa diretta, difenderemo a spada tratta il locale e tutte le altre discoteche italiane". "Agli atti - continua Pasca - risulta che il pusher fosse di Città di Castello, non legato in un alcun modo al locale, e che la pasticca fatale sia stata venduta fuori. Non vedo che cosa c'entri il Cocoricò, non trovo giusto che a pagare sia un'azienda che investe milioni di euro, che dà lavoro a 200 famiglie e che, di fatto, da oggi è morta. Non è vero che le discoteche sono luoghi di sballo, sarei io il primo a chiederne la chiusura, nella realtà rappresentano lo sfogatoio di una parte per fortuna minoritaria di ragazzi che fanno abuso di alcol e droghe. Ma le responsabilità, quelle vere, vanno ricercate altrove, sono le famiglie per prime a doversi fare certe domande e a controllare che ragazzi anche di 14-15 anni alle 5 del mattino siano nel loro letto e non in giro chissà dove. Nelle discoteche non c'è un divieto di ingresso ai minori, c'è il divieto di somministrare bevande alcoliche ai minori di 16 anni ma in linea di massima abbiamo le mani legate, non possiamo certo perquisire i ragazzi o vietare l'ingresso a chi crediamo possa rappresentare elemento di turbativa. E in ogni caso, se all'interno di uno spazio con 5mila persone qualcuno scioglie una pasticca in una bottiglietta di acqua minerale, come facciamo ad impedirglielo?".
Cocoricò, il proprietario De Meis: "Lo stop? È come chiudere per sempre"
E lancia la proposta di un Daspo per le discoteche: ingresso vietato per chi consuma droga LEGGI ANCHE Chiude il Cocoricò I deejay: "Meglio vietare l’ingresso ai minori"
