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Stop all’anarchia nelle sale operatorie

Sorprendente sentenza della Cassazione che dice stop «all'anarchia» nelle sale operatorie. Secondo i supremi giudici, infatti, il capo dell’equipe chirurgica non può rimanere «inerte» innanzi alle...

Sorprendente sentenza della Cassazione che dice stop «all'anarchia» nelle sale operatorie. Secondo i supremi giudici, infatti, il capo dell’equipe chirurgica non può rimanere «inerte» innanzi alle scelte degli altri specialisti, anestesisti in primis, qualora le ritenga non condivisibili in base al suo bagaglio di conoscenze e dannose per il paziente. La Cassazione ha così rigettato la tesi di un primario chirurgo per cui «la diversità» delle conoscenze specialistiche circoscriverebbe «l'ambito delle responsabilità delle competenze scientifiche dei singoli». Per Riccardo Masetti, direttore della chirurgia senologica del Policlinico Gemelli di Roma e presidente della Komen Italia, attribuire il 100% delle responsabilità in sala operatoria al medico che opera non trova ragione nell'organizzazione del complesso lavoro durante un intervento. La Suprema Corte ha infatti confermato la condanna per omicidio colposo a carico di un chirurgo, primario all'ospedale di Vibo Valentia, per non aver bloccato la scelta dell'anestesista di usare per l'anestesia il curaro su una ragazzina che rese vano il tentativo di tracheotomia, portandola alla morte. «Il capo equipe è responsabile della equipe chirurgica - spiega il medico che opera da 30 anni - ma esiste anche un capo equipe della anestesia. Francamente sembra contro la realtà che un chirurgo possa riuscire a controllare e quindi a essere responsabile anche di quello che un anestesista fa». Secondo Masetti, in questo modo aumenterebbe anche il rischio clinico: «Quanti sono gli errori che purtroppo accadono dalla parte chirurgica, e quanti sono quelli degli anestesisti? Come posso intervenire imponendo di usare un farmaco?».

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