Altro che trend costante. In sei anni, dal 2009 al 2014, lo Stato italiano ha speso un miliardo e mezzo di euro per le intercettazioni. E nel 2014 la cifra sborsata per captare le conversazioni degli italiani è stata molto superiore a quella tirata fuori negli ultimi quattro anni. Una cifra che si ricava incrociando i dati dell’Eurispes con quelli forniti dal ministero della Giustizia. Nel novembre scorso, infatti, il viceministro della Giustizia, Enrico Costa, ha affermato che nel 2013 le intercettazioni sono costate ai contribuenti italiani 214 milioni di euro, mentre nel 2012 la spesa è stata di 234 milioni. Nel 2011 il costo si è aggirato intorno ai 226 milioni, nel 2010 sono stati spesi 237 milioni e infine, nel 2009, poco più di 270 milioni. Se a ciò aggiungiamo innanzitutto quanto lo Stato italiano ha sborsato nel 2014, e cioè 250 milioni, e poi i 70 milioni del primo quadrimestre del 2015, arriviamo a un totale monstre di un miliardo e mezzo di euro in sei anni. Una cifra incredibile che non ha paragoni in altre parti del mondo. Ma se si va ancora più indietro nel tempo e si prendono in considerazione gli ultimi 12 anni, la spesa complessiva arriva a toccare i 3 miliardi di euro. Ciò nonostante il costo per ogni singola intercettazione sia sceso dai 2.300 euro del 2005 a 1.600 euro. Uno dei motivi per cui continuiamo a pagare troppo sta nel numero dei «bersagli» intercettati. Secondo il viceministro Costa, infatti, se nel 2005 le persone messe sotto controllo dalle procure sono state poco più di 102mila, nel 2012 il numero è salito a 140mila, fino ai 141 mila del 2013. L’Eurispes spiega poi che nel 2012 ad aver speso di più è stato il distretto di Palermo, con 31 milioni di euro, seguito a ruota da Napoli con 30 milioni, quindi Reggio Calabria con 29. Milano ha sborsato 29 milioni e Catanzaro 11. Insieme, questi cinque distretti hanno utilizzato il 56 per cento del budget totale. Quasi il cento per cento delle spese sono a carico delle procure dei tribunali ordinari, che si occupano delle indagini preliminari. Il resto, dunque le briciole, se lo dividono le procure presso le Corti d’appello, gli uffici giudicanti e le procure presso i tribunali per i minorenni. Nel 2011 a spendere più di ogni altro sono stati i distretti di Milano e Palermo: rispettivamente 36 e 32 milioni di euro. Di recente, inoltre, la Direzione nazionale antimafia ha anche rivelato che sono ancora troppe le cosiddette «doppie intercettazioni». Nel 2014, infatti, per ben 584 volte, una stessa utenza telefonica è stata messa sotto controllo da due o più procure. Quanto al numero di «bersagli» intercettati dalle procure italiane, secondo l’Eurispes, calcolando una media di 26 eventi telefonici giornalieri per utenza, e tenendo presente che la durata di ogni singola intercettazione è pari mediamente a 50 giorni, i cosiddetti eventi telefonici captati (chiamate in entrata e in uscita, telefonate senza risposta, messaggistica e localizzazioni) possono essere stimati in 181 milioni all’anno.
In sei anni abbiamo pagato un miliardo e mezzo
Falso dire che il trend è in calo nell'ultimo periodo