Sono 200 milioni di euro. È il conto della vasta truffa ideata e organizzata dal Madoff dei Parioli, Ginfranco Lande, che rischia di ricadere sulla Banca popolare dell’Emilia Romagna, l’istituto che ha acquisito l’ex banca Carispaq, attraverso cui sarebbero stati truffati oltre 200 investitori. Nel procedimento per il vasto raggiro finanziario fa il suo ingresso il Tribunale civile di Roma, con una sentenza che apre le porte al risarcimento del danno per tutte le vittime di Lande. Il giudice Cecilia Bernardo ha riconosciuto la responsabilità della «Cassa di risparmio della Provincia de L’Aquila spa (Carispaq), oggi Banca popolare dell’Emilia Romagna società cooperativa» per violazione «dell’articolo 2043 del codice civile», ossia il risarcimento per fatto illecito. La sentenza riguarda la posizione di una sola vittima, difesa dagli avvocati Stefano Giorgi e Pier Andrea Guiso, i cui accertamenti difensivi hanno consentito di portare alla luce una serie di documentazioni che hanno provato la presunta responsabilità della Carispaq. Secondo il magistrato, che ha riconosciuto valide le argomentazioni dei due avvocati, «deve considerarsi provata la responsabilità della Carispaq, per avere detto istituto negligentemente consentito ai sodali del cosiddetto Gruppo Lande di posizionarsi e agire abusivamente nel mercato regolamentato mediante l’illegittima apertura e operatività di una serie di conti correnti bancari intestati formalmente alla Eim (società di fatto costituita tra il Lande e Roberto Torregiani) ma a loro facenti sostanzialmente riferimento». In sostanza, l’istituto avrebbe permesso il compimento dei reati e per questo il Tribunale, nei fatti, concede una speranza a tutti i truffati di potersi rivalere in giudizio contro la Popolare dell’Emilia. D’altronde sul presunto coinvolgimento di Carispaq nella truffa Lande, pende al Tribunale penale della Capitale un procedimento in cui risultano imputati gli ex direttori della filiale romana. Alla sbarra ci sono Maria Gabriella Valentini, Roberto D’Alessandro e Marco Maddalena, accusati di violazione del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria e della normativa di prevenzione del sistema finanziario dal riciclaggio. Ma al di là del processo penale, il giudice civile detta una linea di interpretazione giuridica dei fatti, che non lascia equivoci: «Occorre evidenziare la condotta sicuramente colposa della banca, posto che un contegno corretto e conforme alle normative vigenti avrebbe sicuramente reso necessaria l’interruzione ovvero il blocco delle operazioni anomale effettuate dalla Eim». Lo stesso istituto, infatti, sarebbe stato al corrente delle «operazioni illecite». Ciò emerge, secondo il giudice, da una «segnalazione della Carispaq del 13 marzo 2004» che dimostrerebbe la «consapevolezza da parte della banca di operazioni sospette sui conti di Eim». Ma non solo. Anche un accertamento ispettivo della Banca d’Italia ha posto in evidenza l’inadeguatezza del contrasto al riciclaggio oltre che una errata qualificazione della Eim, riportata come «società non finanziaria» mentre «dalla movimentazione dei conti societari emergevano esplicite evidenze di domande di investimento della clientela». In sostanza ci sarebbe stato «il significativo ruolo svolto da Carispaq, quale banca d’appoggio e fiancheggiatrice della associazione a delinquere costituitasi tra il Lande, il Torregiani e i loro sodali», così come emergerebbe «inequivocabilmente dalla copiosa documentazione in atti».
Il "conto" di Lande lo salda la banca
Riconosciute le ragioni di un vip truffato dal Madoff dei Parioli Il tribunale condanna l’ex «Carispaq». Rischia di pagare 200 milioni
