A gennaio scorso l’ex consigliere comunale Pierluigi Tancredi affermava ai magistrati che «non c’è alcun “sistema L’Aquila”». Negava rapporti «illeciti» con gli imprenditori Andrea e Maurizio Polisini e Mauro Pellegrini, che avevano fatto man bassa di appalti. «Ho tenuto il punto per tutti», ricorda nelle intercettazioni l’ex consigliere, facendo riferimento al suo tentativo di distogliere l’attenzione della Procura sui due costruttori. Ora, però, Tancredi intende riscuotere nuove «tangenti» con la minaccia di raccontare la verità. È solo uno dei particolari contenuti negli atti dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe), nella nuova indagine che ha chiarito i contorni di una spartizione delle commesse dietro il piano di appalti post-sisma. IL SISTEMA A raccontare il meccanismo è il geometra Antonio Lupisella, le cui denunce hanno dato il via libera all’inchiesta. «Altra anomalia – racconta – presente nei lavori di puntellamento della zona rossa, era la procedura posta in essere dalla Dipe costruzioni. Infatti era previsto che dopo aver ottenuto l’assegnazione dei lavori, la ditta esecutrice doveva fare... VUOI CONTINUARE A LEGGERE? CLICCA QUI
"Non parlo, reggo per tutti ma ora mi devi aiutare"
L’ex amministratore è sotto pressione e chiede soldi
