La trattativa per liberare i quattro italiani rapiti in Libia dieci giorni fa sarebbe a buon punto. Il rilascio non è imminente, ma potrebbe avvenire prima del previsto. La notizia arriva da fonti intelligence che sostengono di aver stabililto un «buon contatto» con i rapitori di Gino Tullicardo, Filippo Calcagno, Salvatore Failla e Fausto Piano. In questo caso, però, l'ago della bilancia è Tripoli. E' notevole il ruolo che il governo, contrapposto a quello di Tobruk, ha avuto nella «gestione» del sequestro. Il rilascio dei tecnici dell'azienda Bonatti di Parma non sarebbe dunque solo una questione di soldi da dare alla banda di criminali che li ha in mano. Il governo islamista di Tripoli, non riconosciuto dalla comunità internazionale come è accaduto a Tobruk, scalpita per imporsi come legittimo. Un ricatto, quindi, che ha spostato necessariamente la trattativa per la liberazione degli ostaggi su un piano politico. Anche le modalità del sequestro lascerebbero pensare ad un avvertimento più che ad un vero e proprio sequestro a scopo di estorsione. Fonti libiche assicurano che da parte dei sequestrati, presi nella zona di Mellitah, nei pressi del compound della Mellitah Oil Gas Company, non c'è stata alcuna imprudenza. E' verosimile, invece, l'ipotesi di un piano ben organizzato da parte del gruppo che ha agito e che ha usato la rete della sicurezza per conoscere i movimenti degli obiettivi. L'autista del mezzo sul quale viaggiavano, inoltre, è stato subito lasciato libero senza ulteriori conseguenze. Altra storia, invece, per quanto riguarda la vicenda di padre Paolo Dall'Oglio rapito in Siria a luglio 2013. In Vaticano, infatti, qualcosa sanno e la notizia sarebbe arrivata proprio alla vigilia dell'appello lanciato da Papa Francesco per la liberazione del gesuita rapito in Siria a luglio 2013, e per altri sei religiosi scomparsi nello stesso territorio. Dubbi anche su chi lo ha rapito. In due anni non sono arrivate rivendicazioni o richieste di riscatto e questo fa temere il peggio. La zona in cui è stato rapito, quella di Raqqa, è il cuore pulsante dei territori gestiti dallo Stato islamico. Se Dall'Oglio fosse in mano all'Isis ogni trattativa sarebbe più complicata. Il messaggio del Santo Padre, però, non sembra causale. Fonti interne al Vaticano confermano che «sono arrivate alcune informazioni dalla Siria» e che «potrebbe essere ancora vivo». Monsignor Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco, intervistato ieri da Tv2000, commentando l'appello di Papa Francesco, ha confermato: «Ogni tanto si rincorrono voci rassicuranti e voci contrarie ma non si è mai arrivati ad avere qualche prova sicura». Anche i nostri 007 sulla vicenda del gesuita sono cauti. «In passato ricevuto informazioni che lo volevano ancora in vita, ma non abbiamo mai avuto riscontri né in un senso né nell'altro».
Italiani rapiti in Libia, qualcosa si muove
L'intelligence è fiduciosa perché "la trattativa è a buon punto". Su padre Dall’Oglio in 2 anni mai arrivate richieste di riscatto
