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Delitto Scazzi, ergastolo per zia e cugina

La difesa: il colpevole è libero, gli innocenti in cella. Inflitti 8 anni a papà Misseri

Carcere a vita. Per la seconda volta Sabrina Misseri e la madre Cosima Serrano hanno ascoltato la più pesante delle sentenze: ergastolo. La Corte di assise di appello di Taranto ha infatti confermato le pene per l’omicidio della 15enne Sarah Scazzi, uccisa ad Avetrana il 26 agosto del 2010 e gettata in un pozzo. A dover trascorrere il resto dell’esistenza dietro le sbarre sono rispettivamente la cugina e la zia della vittima: la prima è detenuta dal 15 ottobre del 2010 e la seconda invece dal 26 maggio del 2011. Entrambe erano state accusate dalla magistratura di concorso in sequestro di persona, omicidio volontario e soppressione di cadavere. Reati che hanno convinto anche i giudici di secondo grado a infliggere il carcere a vita a chi avrebbe tolto la vita alla minorenne, accogliendo le richieste del sostituto procuratore generale Antonella Montanaro. Dopo otto mesi di processo e tre giorni di camera di consiglio è arrivato il verdetto che di certo non speravano di sentire i difensori delle due donne, che invece credevano nella versione di Michele Misseri, che si era accusato di aver ucciso la ragazzina. Anche per lui ieri è arrivata la condanna a 8 anni di galera. Nel corso del dibattimento c’è stata una vera e propria battaglia giudiziaria tra pg e difesa: per il sostituto procuratore generale quello Scazzi è certamente un processo indiziario, ma tutti gli elementi importanti sono «coerenti e convergenti verso un’unica spiegazione». Ovvero, la piena responsabilità di Sabrina e Cosima nell’omicidio di Sarah. Quindi, contro le due donne «va confermato il verdetto di primo grado con la condanna all’ergastolo», aveva detto al termine della sua requisitoria. Per il magistrato, Sarah è stata ammazzata tra le 14 e le 14.18. A commettere il delitto madre e figlia, mentre Michele Misseri era lucido sia quando ha accusato la figlia nell’incidente probatorio, sia durante il sopralluogo nel garage in cui ha ricostruito i fatti. Una versione respinta fin dal primo giorno dalla difesa di Sabrina, secondo la quale a uccidere Sarah è stato lo zio Michele. Lo ha ripetuto più volte nel corso delle udienze di appello uno dei due legali di Sabrina, l’avvocato Franco Coppi. «Noi crediamo - ha detto il penalista - alla confessione di Michele Misseri, che ci ha spiegato i motivi per i quali fu indotto ad accusare ingiustamente la figlia perché pensava di cavarsela con poco e che Sabrina avrebbe avuto la sospensione condizionale. Un reo-confesso è libero, mentre in carcere, con un pregiudizio di fondo, sono finite due innocenti». La sentenza di primo grado fu pronunciata nella primavera del 2013. In base alle indagini degli inquirenti, madre e figlia avrebbero collaborato nello strangolamento di Sarah nella villetta di via Deledda, poi si sarebbero fatte aiutare nella soppressione del cadavere da Michele Misseri. Poi l’uomo avrebbe gettato il cadavere in un pozzo nelle campagne di Avetrana.

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