«Le carenze di sale operatorie, anestesisti e elettrobisturi, denunciate al San Camillo, sono quasi un lusso in confronto al resto del sistema sanitario nazionale: io mi sono ritrovato ad operare senza guanti e senza garze». È tagliente, e non solo per deformazione professionale, l’analisi del professor Diego Piazza, presidente dell’Acoi, l’associazione dei chirurghi ospedalieri italiani, sullo stato di salute dei nosocomi. Nei quali, tra non molto, si dovrà fronteggiare un’ennesima carenza: «Certo, tra poco saremo costretti ad importare chirurghi dagli altri paesi, una vera e propria emergenza nazionale - avverte Piazza - perché la generazione formata negli Anni Ottanta sta per andare in pensione e i tagli lineari alle borse di studio, insieme alla cattiva programmazione degli ultimi decenni, mettono fuorigioco il 40 per cento dei laureati in medicina. Ogni anno, infatti, su dieci mila medici solo seimila vengono ammessi nelle scuole di specializzazione, col resto disperso tra fuga dei cervelli all’estero e disoccupazione da medicina generale. Mentre c'è necessità di coprire i buchi enormi in alcune branche di specializzazione, a partire da chirurghi e anestesisti». Proprio la penuria di medici rianimatori ha fatto esplodere la protesta del Tribunale per i diritti del malato del Lazio che, nel reparto di Neurochirurgia del San Camillo, ha denunciato la situazione di «alcuni pazienti, affetti da tumore, che hanno la richiesta medica di intervento chirurgico entro tre giorni, in attesa fino a sei settimane per carenza di anestesisti». Una penuria «che è stata rappresentata alla direzione regionale», ha ricordato il direttore generale dell'azienda San Camillo-Forlanini, Antonio D’Urso, annunciando per il Giubileo la realizzazione di ulteriori 20 posti letto di Terapia intensiva. «Ma non bastano, perché le carenze di quei posti letto sono tra le più gravi nell’intero sistema sanitario nazionale - avverte il presidente Piazza - Strutture salva-vita che nessuno può comprarsi privatamente nè cercare all’stero perché semplicemente non c'è tempo per farlo. Invece d’implementare la rete di emergenza spesso si fa il gioco delle tre carte, spostando letti da una parte all’altra». Posti che però scarseggiano anche per chi cerca un letto nei reparti di Chirurgia generale: al San Camillo «ci sono oltre mille pazienti in attesa fino ad un anno e mezzo per interventi ortopedici, gastroenterologici e di chirurgia ricostruttiva a causa della carenza di sale operatorie», come ha denunciato Cittadinanzattiva Tdm. «Crea ingorghi tra l’accesso nei Pronto soccorso sovraffollati e l’accettazione nei vari reparti, carenti non solo di letti ma di medici e infermieri - diagnostica Piazza - L’appropriatezza, non sempre adeguata, nella richiesta di prestazioni allunga a dismisura le liste d'attesa». Nel reparto di Urologia del San Camillo ci sono «trenta pazienti oncologici che attendono da oltre un mese gli interventi, sospesi a causa della rottura di un elettrobisturi, fuori uso da mesi».
Italia costretta a importare chirurghi
Le scuole di specializzazione ne preparano pochi. Il prof Piazza: solo sei mila nuovi ogni anno LEGGI ANCHE "Il Pertini eccelle nelle urgenze"
