«Non devi aprire manco un negozio Snai(...)Forse non hai capito con chi c'hai da fa! Ti vengo a trova’? Che ti vengono certi amici che ti trovano«. Le 9 persone arrestate ieri grazie al lavoro della Guardia di finanza non utilizzavano mezzi termini per intimidire il titolare di un centro scommesse. Del resto gli esponenti dell'associazione dedita al traffico di stupefacenti e al commercio delle slot machine potevano contare sulle relazioni con ex esponenti della Banda della Magliana, con membri del Clan Fasciani e con Massimo Carminati. Ma le indagini condotte dal Gico e dal Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale hanno dato i loro frutti. GLI ARRESTATI I membri dell’organizzazione sono accusati a vario di titolo di estorsione, illecita concorrenza con minaccia e violenza e traffico internazionale di droga, aggravati dalle modalità mafiose. Il gruppo puntava ai guadagni provenienti dalla slot-machine piazzate sul territorio romano. Tra gli arrestati spiccano i nomi di Sandro e Sergio Guarnera. I due fratelli si erano dissociati dal boss Mario Iovine, appartenente al Clan dei Casalesi e adesso si sarebbero dedicati alla creazione di un autonomo clan affiliato a esponenti della criminalità albanese in vista di un controllo del mercato delle slot-machine. L'ordinanza di custodia cautelare ha raggiunto il nipote dei fratelli Guarnera, Alessandro Presta, detto Er Negro. La procura ritiene che si occupasse della commercializzazione della droga ad Acilia. Un ruolo importante era ricoperto da Arben “Ricky” Zogu. Era lui, secondo gli investigatori, ad avere rapporti con Massimo Carminati e a dirigere la “batteria di Ponte Milvio”, la stessa banda in passato coordinata dall'ultras della Lazio Fabrizio “Diabolik” Piscitelli. Restando dalle parti della curva Nord, nell'ordinanza di custodia cautelare compare il nome di Ettore Abramo, “Pluto”. Il 49enne che curava le iniziative dei tifosi laziali si sarebbe occupato di custodire la droga importata dagli albanesi. A rifornire la banda ci pensava Coku Elis, in arte “Santa Lusia”. I suoi guardaspalle erano Petrit “Titty” Barghi e Elvis “Cesare” Demce, già in carcere perché sospettato di essere il mandante dell'omicidio di Federico De Meo. Davide Di Gennaro invece è stato arrestato a soli 24 anni. Aveva deciso di avvalersi delle «capacità di persuasione» del clan per imporsi nel mercato legale del gioco d'azzardo. GIOCO D'AZZARDO L’operazione Vento dell’Est è iniziata nel 2013. Le Fiamme Gialle hanno anche seguito le fasi di un’intimidazione commessa nei confronti del titolare di un centro scommesse, un concorrente di Di Gennaro. «Mo’ domani lo chiamamo. Non te preoccupa’ ’o famo cuocere un attimo nel brodo suo, domani lo chiamamo o glie mannamo qualcuno» spiegava Sandro Guarnera al 24enne. Nei giorni seguenti il cellulare della vittima squillava: «Non devi aprire manco un negozio Snai(...)Forse non hai capito con chi c'hai da fa’», spiegava una voce. Le ritorsioni erano all’ordine del giorno e in certe occasioni. L’organizzazione aveva raggiunto lo scopo: «Mo’ se levamo sto sfizio», riferiva Sandro Guarnera a Arben Zogu mentre andavano a spiegare alla vittima «quello che non deve fare» DROGA La banda riusciva a spostare centinaia di chili di cocaina e hashish acquistandoli in Spagna e Albania e rivendendoli per le strade di Roma. Utilizzavano un linguaggio in codice («La macchina è sulla barca»), conoscevano il territorio («La batteria più forte di Tor Bella Monaca se la so’ presa certi di San Basilio») e volevano averne il controllo(«Caccia quelli che vengono a vendere al Villaggio»). I malumori però non mancavano: «A me davano tremila euro per ogni scarico - spiega Petrit - rischiavo tutto io(...)ogni giro loro prendevano 40, 50mila euro ognuno». RAPPORTI CON LA CRIMINALITÀ Arben Zogu aveva numerosi rapporti. «I calabresi sono i numeri uno - spiegava durante un colloquio in carcere – mi invitano tutte le sere a cena». Inoltre la banda poteva «contare sulle datate relazioni con soggetti appartenenti alla Banda della Magliana, quali i noti Luciano Crialesi e Renato Santachiara», scrivono gli inquirenti sottolineando che avrebbero anche «stabilito rapporti di coabitazione con esponenti del clan Fasciani di Ostia, allo scopo di operare indisturbati nel comprensorio di Acilia, spesso in maniera violenta e con vincolo di esclusività, nel remunerativo settore delle «macchinette mangiasoldi», che venivano imposte agli esercizi commerciali abilitati e autorizzati dall'Anms». Inoltre nell'agosto del 2013 il Ros aveva seguito Er Cecato mentre accostava la macchina e abbracciava Arben Zogu. Ricky l’albanese entra anche nell’indagine Mondo di Mezzo in relazione alla batteria di Ponte Milvio, quella capeggiata da Diabolik.
Slot e droga, Roma era sotto schiaffo
Ex della Banda della Magliana e due boss fuoriusciti dal clan dei Casalesi controllavano gli "affari" con l’aiuto di gang albanesi e ultras della Lazio
