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Ilva, 47 a processo per disastro ambientale. C'è anche Vendola

Il rinvio a giudizio chiesto per 44 persone fisiche e 3 società. L’ex governatore della Puglia accusato di concussione aggravata in concorso. Il leader di Sel: "Ho la coscienza pulita". Due imputati condannati con rito abbreviato

Quarantasette rinvii a giudizio nell'ambito del presunto disastro ambientale provocato dallo stabilimento Ilva. Lo ha deciso il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Taranto, Vilma Gilli che ha accolto le richieste della procura della Repubblica. Sarà processo anche per l'ex governatore della Puglia e leader di Sel Nichi Vendola.   47 rinvii a giudizio e 5 condanne Il rinvio a giudizio è stato chiesto, con imputazioni diverse dalla Procura, per 44 persone fisiche e 3 società: Riva Fire, Riva Forni Elettrici e Ilva. Quest'ultima ha anche presentato istanza di patteggiamento che però la Procura, ritenendola non congrua, ha respinto. Tra le persone fisiche ci sono Nicola e Fabio Riva (quest'ultimo si è costituito a giugno ed ora è in carcere a Taranto) e l'ex direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso, accusati, con altri, di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, l'ex governatore della Puglia, Nichi Vendola (concussione aggravata), il sindaco di Taranto, Ezio Stefa'no (omissione di atti di ufficio), nonché amministratori e funzionari pubblici, anche ex, e diversi dirigenti ed ex consulenti Ilva. E mentre il verdetto del gup ha posto un primo punto fermo nella vicenda che attiene l'Ilva del passato (gestione Riva), i commissari Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba oggi spiegheranno alle commissioni della Camera quale sarà, o potrebbe essere, l'Ilva del futuro. Dopo l'ingresso dell'azienda in amministrazione straordinaria (gennaio) e l'ultima legge (marzo), i commissari faranno il punto sul piano industriale e su quello ambientale. Per la parte industriale è prevista, tra l'inizio dell'autunno e la fine dell'anno, la costituzione di una newco per l'Ilva, mentre per il risanamento ambientale l'azienda, entro fine mese, dovrà dimostrare di aver attuato l'80 per cento delle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) come previsto da specifico piano normato da un Dpcm di marzo 2014. E' previsto che il 27 luglio l'Ilva invii la relazione sull'Aia al ministero dell'Ambiente mentre sui lavori saranno Ispra e Arpa Puglia a fare le verifiche.   Vendola: "Ho la coscienza pulita" "Sento come insopportabile la ferita che mi viene inferta da un'accusa che cancella la verità storica dei fatti: quella verità è scritta in migliaia di atti, di documenti, di fatti". Così il leader di Sel Vendola commenta la richiesta di rinvio a giudizio. "Io - dice - ho rappresentato la prima e l'unica classe dirigente che ha sfidato l'onnipotenza dell'Ilva e che ha prodotto leggi regionali all'avanguardia per il contrasto dell'inquinamento ambientale a Taranto".   L'inchiesta giudiziaria Il processo è nato dall'inchiesta giudiziaria che, il 26 luglio del 2012, portò il gip Patrizia Todisco, con l'accusa di disastro ambientale, a sequestrare senza facoltà d'uso tutta l'area a caldo del siderurgico di Taranto - altiforni, acciaierie, cokerie, parchi minerali -, nonché ad effettuare i primi arresti, tra cui quelli dei proprietari dell'Ilva, Emilio e Nicola Riva (Emilio è poi morto nell'aprile 2014). Oggi, dunque, dopo un anno di udienza preliminare e anche un tentativo della difesa di alcuni imputati di spostare il processo a Potenza (ma la Cassazione ha rigettato l'istanza), il gup Gilli ha deciso sulla sorte dei 52 imputati. Tra i proscioglimenti di oggi, spicca quello di Lorenzo Nicastro, ex assessore regionale pugliese all'Ambiente, accusato di favoreggiamento verso l'ex governatore pugliese Nichi Vendola. "Il fatto non sussiste" è la motivazione del gup per Nicastro. La prima udienza del processo in Corte d'Assise si terrà ora il 20 ottobre prossimo. La sentenza era attesa già lunedì sera ma il protrarsi della discussione ha spinto il gup ad aggiornare l'udienza al 23 luglio.

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