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Dieci indagati per la nave fantasma

Ufficiali della Marina e imprenditori hanno truffato 7 milioni di euro. Rivendevano il carburante acquistato per un bastimento affondato

Dovranno spiegare ai magistrati contabili come hanno fatto a rifornire con 11 milioni di litri di carburante una nave che era affondata. Sono dieci le persone a cui la Procura della Corte dei conti del Lazio ha notificato l’invito a dedurre (l’equivalente dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari nel penale), contestando di aver provocato un danno di 7.401.286 euro alla Marina Militare Italiana per un presunto traffico illecito di prodotti petroliferi. Sono state effettute 11 consegne fittizie di combustibile navale destinato al deposito della Marina di Augusta, in provincia di Siracusa, dal 5 aprile 2012 al 18 dicembre 2013. Dalle indagini del Nucleo di polizia tributaria di Roma non sono stati rilevati i transiti della nave «Victory 1» che avrebbe dovuto trasportare il carburante da scaricare nei depositi di Augusta. Questo perché la nave è naufragata il 22 settembre 2013 nell’Oceano Atlantico e alcuni membri dell’equipaggio risultano ancora dispersi. Quindi, le forniture fraudolente ammontatno a 9.623.560 chili di carburante, corrispondenti a 11.321.835 litri. In compenso la Marina Militare ha corrisposto alla società danese O.W. Supply A/S, vincitrice della gara d’appalto, l’importo complessivo di 7.401.286 euro. La mancata esecuzione del contratto d’appalto ha causato un danno alle casse pubbliche, che la Procura contabile ritiene da addebitarsi a sette militari: Attilio Vecchi, ufficiale addetto al comando logistico della Marina di Napoli; Mario Leto, capo deposito della direzione di commissariato militare marittimo di Augusta; Sebastiano Distefano, capo reparto combustibili dello stesso commissariato; Salvatore De Pasquale, segretario della commissione di collaudo; Domenico Russo e Filippo Sammito, entrambi membri della commissione; Salvatore Mazzone, consegnatario di magazzino combustibili di Punta Cugno, sempre del commissariato di Augusta. La stessa contestazione è stata mossa anche nei confronti di Francesco Ippedico, titolare del laboratorio chimico, che per conto della Marina doveva accerate la buona qualità del carburante giunto nel deposito. Massimo Perazza e Andrea D'Aloja, amministratori unici, rispettivamente, della Global Chemical Broker srl e della Abac Petroli srl. I due (attualmente latitanti a Santo Domingo) hanno dato supporto alla società danese nella fase degli scarichi delle forniture nel deposito di Augusta, e in questo ruolo assimilabile a una società di servizi, sono chiamate a rispondere del danno erariale. L’indagine contabile prende le mosse da quella della Procura di Roma, che a metà dello scorso dicembre aveva portato all’arresto di 6 di questi 10, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al falso, alla truffa e alla frode in pubbliche forniture. I pm di piazzale Clodio che indagavano su Mafia Capitale sono risaliti a questa maxi frode dai contatti di Massimo Perazza, detto «Massimo il romanista», che insieme a Massimo Carminati frequentava il distributore di Corso Francia.

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