Attualità

Roma sotto attacco del Califfato. "Rischio attentati in grande stile"

Lo stato islamico ha più volte manifestato la volontà di colpirci

Dopo l’attentato al Consolato de Il Cairo, avvenuto la scorsa settimana, l’Italia è di nuovo sotto attacco. Con il rapimento in Libia di quattro tecnici dipendenti di un’azienda di Parma, il timore è che il nostro Paese sia entrato ufficialmente nel mirino del terrorismo di matrice islamica. Dalla parole ai fatti, dunque. E in ambienti investigativi sale l’allarme per il rischio attentati in «grande stile». Fonti intelligence spiegano che già dopo l’esplosione davanti la sede diplomatica in Egitto, dove tra i feriti non ci sono stati italiani, il livello di allerta è al massimo. Il rapimento degli italiani in Libia, infatti, suona come un avvertimento, il preludio a qualcosa di più importante. L’Isis è di fatto alle porte e in Libia ha numerose alleanze e roccaforti. Il passo verso il nostro Paese è breve. Lo Stato islamico ha manifestato più volte la volontà di arrivare a colpire l’Italia attraverso la copiosa attività di propaganda in Rete e non solo. A preoccupare gli investigatori, infatti, sono le sedi diplomatiche presenti in Paesi definiti «a rischio», in primis Egitto, Tunisia e Marocco, così come le aziende che operano all’estero. Dopo il sequestro di quattro italiani a 60 chilometri da Tripoli, infatti, l’esposizione del nostro Paese è a livelli mai raggiunti prima. Gli episodi terroristici in cui è coinvolta l’Italia, due nel giro di poco più di una settimana, destano preoccupazione. «Non possiamo escludere niente - spiegano fonti intelligence - ma sicuramente negare un pericolo per il nostro Paese sarebbe impossibile. Preferiremmo che in certi posti non ci fossero connazionali». L’attacco, però, potrebbe anche venire dall’interno, da parte di cellule o lupi solitari che in Europa hanno già sparso sangue. Roma, il Vaticano e l’Italia più in generale sono oggetto di minacce da parte del Califfato da oltre un anno. Messaggi audio e video, foto, manuali con i piani d’attacco al Vaticano e magazine del terrore firmati Isis e che invitano i lupi solitari a colpire. Lo Stato islamico, dal giorno della proclamazione ufficiale avvenuta il 29 giugno 2014, non ha mai nascosto l’intenzione di conquistare Roma, intesa come il centro della cristianità. Mesi di annunci arrivati anche dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi e che hanno contribuito ad innalzare il livello di sicurezza non solo nella Città Eterna, ma anche nel resto del Paese. Con l’annuncio di Papa Francesco, che ha indetto un Giubileo straordinario dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016, la situazione si è complicata. Nelle settimane scorse, inoltre, il Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi ha lanciato l’ennesimo messaggio all’Italia. In un video di circa 15 minuti si è rivolto direttamente al nostro Paese minacciando un’invasione a breve. Il lavoro della diplomazia internazionale, quindi, non è un freno all’espansione dell’Isis che ha già inviato i suoi emissari in Italia. Fonti interne alla comunità islamica italiana, infatti, hanno segnalato a Il Tempo che in alcune moschee periferiche, in occasione del Ramadan, sono giunti alcuni imam itineranti tra cui un libico dalla dubbia reputazione: «Ha un atteggiamento strano. Durante il sermone parla in un modo tranquillo, in privato però usa dei toni decisamente più accesi». Nel video pubblicato, come sempre in Rete, si sono viste le bandiere italiane sventolare sulle navi durante gli anni del colonialismo, che vengono ricordati e descritti per sottolineare l’odio dei libici nei confronti dell’Italia. Il Califfato, dunque, con la conquista di Roma «sta per compiere un’impresa epica» e tutti i libici sono invitati a tornare nel loro paese per «ristabilire la legge di Allah». Parole di fuoco, che all’indomani del rapimento di quattro connazionali suonano come un avvertimento. Come nel caso dell’attentato a Il Cairo, infatti, potrebbe essere stato un gruppo vicino all’Isis ad aver agito. In Egitto l’esplosione fu rivendicata su Twitter dall’Isis. In un primo momento, però, sono stati sollevati dubbi sull’autenticità del messaggio. In seguito l’attività di intelligence egiziana ha individuato nel gruppo Ansar Bayt al-Maqdis, responsabile di altri attacchi nel Sinai, l’organizzazione che ha colpito la sede diplomatica del nostro Paese. Dopo la proclamazione del Califfato, i miliziani hanno giurato fedeltà ad Abu Bakr al Baghdadi, divenendo di fatto una propaggine dello Stato islamico in Egitto.

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