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Le mani dei clan su pomodori e arance

Minacce, botte e gambizzazioni a chi si ribellava e non voleva sottostare al racket LEGGI ANCHE Il gip: "Volevano aprire i negozi anche a Ciampino e Guidonia

Un binomio indissolubile per non perdere l’egemonia sui mercati ortofrutticoli più importanti del centro e sud Italia: il Mof di Fondi in provincia di Latina e quello di Giugliano in Campania in provincia di Napoli. Il clan dei Casalesi e quello dei Mallardo uniti in un unico, grande business. E chi non si assoggettava al loro volere diveniva un nemico giurato. Minacce, botte e persino colpi di pistola alle gambe per dare un segnale a coloro che cercavano di ribellarsi a quel sistema di assoluta egemonia economica. Comprare o vendere frutta senza il loro consenso era impensabile. Venti le persone che ieri mattina sono state arrestate dagli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia su ordine del gip di Napoli. Non solo. Un patrimonio da cento milioni di euro è stato sequestrato: è ritenuto provento di quell’attività illecita che nel maggio del 2010 aveva subito un colpo ferale. Eppure nonostante la maxi operazione «Sud Pontino» il gruppo criminale non si è arreso. I capi clan all’indomani della retata hanno stabilito che a gestire le fila sarebbe stata la ditta individuale di Libero Frontoso, fratello di Salvatore – arrestato nell’operazione Sud Pontino perché stretto collaboratore di Costantino Pagano e, più tardi, da Luigi Terracciano, altro collaboratore di Pagano – anch’egli arrestato nella medesima operazione – che, nella primavera del 2012, uscito dal carcere, e ottenuto gli arresti domiciliari per gravi motivi di salute, riprendeva a svolgere la pregressa attività. In particolare, nella seconda metà del 2010, Frontoso è riuscito a sottrarre alla Paganese Trasporti (nel frattempo amministrata da un custode giudiziario) tutto il portafoglio clienti. Dalle conversazioni intercettate e dai conseguenti riscontri è emerso che Frontoso, per gestire l’attività siglava un accordo con la società di autotrasporto di prodotti alimentari Ita (International Transport Agency), operante nella zona di Nocera e Pagani, in provincia di Salerno. Il passaggio del «portafoglio clienti» della Paganese Trasporti, costituito dai commercianti di Avezzano e di Fondi, in precedenza serviti dalla predetta società e dalla galassia di «padroncini» che a questa facevano capo, alla Ita di Pagani e a Frontoso, avveniva dietro minacce e imposizioni. Chi si rifiutava arrivava a rischiare anche la vita. Nella primavera dell’anno 2012, secondo quanto accertato dai magistrati Cesare Sirignano e Francesco Curcio, entrambi della Dda di Napoli, Luigi Terracciano, il più stretto collaboratore di Pagano, dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari, seppur da casa, riesce ad avere il controllo della gestione dei trasporti dell’ortofrutta dei commercianti abruzzesi, usando la ditta di Frontoso e marginalizzando la ITa e riuscendo a tenere saldi i rapporti con i siciliani, per cui i trasporti per i mercati di Fondi e della provincia di Caserta non avevano subito stravolgimenti. Non così era avvenuto per il Mercato Ortofrutticolo di Giugliano in Campania il cui controllo era passato progressivamente a partire dal 2010, dalle mani dei Casalesi a quelle del clan Mallardo che aveva mutuato, dai casalesi, il metodo di controllo monopolistico, affidandone la gestione operativa a Salvatore D’Alterio che diventa l’uomo di punta nella gestione e nel controllo, per loro conto, dei trasporti su gomma e delle transazioni nel settore ortofrutticolo. A confermare la tesi investigativa anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Pirozzi. Intere piantagioni di pomodori, arance, verdure e altri tipi di prodotti che dovevano essere venduti al ribasso per evitare che rimanessero nelle serre.

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