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Il virus Hiv regredisce, il primo caso al mondo in Francia

Guarisce una 18enne, contagiata dalla nascita, dopo 12 anni senza terapia

Il virus Hiv regredisce, il primo caso al mondo in Francia

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Non è un caso eccezionale, ma la sua particolarità costituisce una conquista per la medicina: da qui può nascere una cura. La storia parte dalla Francia. Una ragazza, sieropositiva dalla nascita e in remissione da 12 anni dopo l'interruzione della terapia, "fa parte di un gruppo speciale, i cosidetti elite controller, di pazienti con Hiv in cui però l'infezione non riesce a riprendere il suo corso quando viene interrotta la terapia antiretrovirale. Parliamo di decine di casi sparsi in diversi Paesi, circa 25 in Francia. La loro unicità può condurre i ricercatori a capire come sviluppare nuove armi contro il virus. Lo spiega Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell'Istituto superiore di sanità (Iss). L'esperto è a Vancouver per la conferenza dell'International Aids Society, dove appunto è stato presentato il caso della bambina francese. "Questi pazienti non sono guariti - precisa Vella - ma il loro organismo, per motivi ancora non chiari, è in grado di controllare l'infezione anche senza un trattamento in corso. Le ipotesi sono che abbiano un virus fiacco, non particolarmente virulento, o che ci sia stata una particolare evoluzione del sistema immunitario, che è riuscito a difendersi impedendo la replicazione dell'Hiv".


La sua storia La ragazza, si ammala di Aids quando era ancora nel grembo della madre. Oggi ha 18 anni e da 12 non presenta più tracce del virus. Appena nata, venne subito sottoposto a trattamenti antiretrovirali, senza interruzione per i primi sei anni di vita. Momento in cui nel suo sangue non sono state più riscontrate tracce dell'Hiv. "Non è considerata ancora guarita, ma è in buona salute pur non prendendo più i farmaci", ha affermato Asier Saez-Cirion dell'Istituto Pasteur di Parigi, che ha presentato il caso all'International Aids Society di Vancouver. Si tratta della prima paziente sieropositiva - evidenzia l'Istituto in una nota - che è in remissione dalla malattia per un periodo di tempo così lungo. Un processo che la comunità scientifica non si è ancora spiegata ma che potrebbere risultare fondamentale nella ricerca di un vaccino. Per Jean-François Delfraissy, direttore dell'ANRS, l'Agenzia Nazionale Francese per la Ricerca sull'Aids, si "tratta di un fatto clinico importante che apre nuove prospettive di ricerca". "La ragazza resta contagiata dall'Hiv ed è impossibile prevedere l'evoluzione del suo stato di salute", anche se a suo avviso ciò deve indurre i medici a somministrare "trattamenti antiretrovirali per tutti i bambini nati da madri sieropositive il più presto possibile dopo la nascita".


La remissione dopo lo stop di un trattamento non è una novità Qualche anno fa fece discutere il cosiddetto caso del "Bebè del Mississipi". Era il marzo del 2013 quando una equipe statunitense annunciò che i test effettuati su una bimba infetta dalla nascita e trattata subito dopo con gli antiretrovirali non presentava più alcun livello visibile di Hiv, anche molti mesi dopo l'interruzione della terapia. L'entusiasmo si spezzò un anno dopo, quando, nel luglio 2014, dopo due anni di effettiva remissione, i medici dovettero arrendersi all'evidenza: la carica virale era nuovamente ben presente nel suo sangue. Nel caso francese non è dunque la remissione del virus ad essere una novità. Quanto piuttosto l'incredibile durata di 12 anni. La differenza infatti sta nel fatto che il "bébé del Mississipi" era stato trattato solo per qualche mese. Qui invece la terapia è andata avanti per 6 anni. I medici si chiedono se la soluzione sia assumere il trattamento il più presto possibile e sufficientemente a lungo affinché il malato possa spontaneamente controllare la malattia. Non esiste nessuna certezza, ma nel futuro si potrebbe arrivare alla sconfitta dell'Aids. Una nuova strada da percorrere, proprio grazie alla storia della ragazza francese che ha vinto il suo male semplicemente vivendo.

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