Sette agenti del carcere di massima sicurezza di Altiplano, da dove la scorsa settimana è evaso Joaquin «El Chapo» Guzman, sono stati arrestati con l’accusa di aver aiutato la fuga del leader del cartello di Sinaloa. Il procuratore generale del Messico ha annunciato che i sette sono stati trasferiti in un carcere dello stato di Guanajuato mentre continua l'indagine per scoprire altri complici che hanno reso possibile la seconda clamorosa evasione del re dei «narcos» il cui arresto lo scorso anno era stato considerato un importante successo della politica del presidente Enrique Pena Nieto. Giovedì scorso il ministro dell’Interno messicano, Miguel Angel Osorio Chong, aveva già fatto capire che si stava indagando nella direzione di evidenti connivenze all’interno del carcere, sottolineando che la notte dell'evasione le guardie di turno impiegarono ben 18 minuti per arrivare alla cella di Guzman dopo che il detenuto era scomparso dal monitor che sorvegliava 24 ore su 24 la cella. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il narcotrafficante è scappato usando un tunnel scavato sotto la doccia della sua cella. Dopo l’evasione, un duro colpo per la credibilità dell'impegno del governo messicano nella lotta ai narcos, è stata messa una taglia di 3,8 milioni di dollari per informazioni che possano permettere la nuova cattura di Guzman. La fuga dal carcere messicano è avvenuta poche settimane dopo che gli Stati Uniti avevano formalmente presentato la richiesta di estradizione per il leader del cartello di Sinaloa. Joaquin Guzman è piccolo solo di statura, per queso motivo lo chiamo «El Chapo» ma è una grande mente. In Messico, la sua patria, e negli Stati Uniti, che è il mercato principale dove viene spacciata la «sua» droga, è considerato il Lord dei narcos, il Principe dei trafficanti. Il suo patrimonio è valutato in un miliardo di dollari e la rivista Forbes l’ha inserito nella lista dei cento uomini più potenti del Pianeta, destinandogli la 41° posizione in «classifica». «ElChapo», arrestato per la seconda volta nel febbraio 2014, è evaso in modo rocambolesco da una prigione di massima sicurezza, forse corrompendo guardie e autorità, come già aveva fatto nel 2001. Ricercato in tutto il Paese dopo al fuga dello scorso 13 giugno. Per i messicani, Guzman è un mito. Del male, ma sempre un mito. Protagonista di canzoni popolari, è riuscito ad evitare per anni gli agguati dei «cartelli» nemici e la cattura da parte della polizia, grazie alla «generosa» opera di corruzione di giudici, funzionari locali e agenti. Il re della droga può contare su molti rifugi sparsi nello Stato di Sinaloa, spesso collegati da una fitta rete di gallerie protette da porte d’acciao per rallentare gli inseguitori.
Evasione de «El Chapo», arrestati 7 agenti
Ritenuti responsabili della fuga dal carcere di massima sicurezza in Messico Guzman è il Re dei narcotrafficanti con un patrimonio da un miliardo di dollari