È morto a 87 anni il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna dal 1984 al 2003. Per raccontarlo ci vorrebbe un’enciclopedia. Sacerdote dal 1950, pastore d’anime, teologo, moralista, esegeta di testi sacri e profani, fustigatore della politica italiana sull’immigrazione (specie quella musulmana), critico letterario, al porporato si deve anche la rilettura di Pinocchio, capolavoro di teologia. E se ne avesse dovuto fare un film lo avrebbe intitolato "L’alto destino di una testa di legno", uno che sapeva dire pane al pane: rimasta nell’immaginario collettivo la sua frase «Bologna sazia e disperata», e il suo sfogo, raccontato dal giornalista cattolico Francesco Grana, quando al conclave del 2005 che elesse Papa Ratzinger, disse: «A ogni votazione ricevo sempre un solo voto. Se scopro chi è che si ostina a votarmi giuro che lo prendo a schiaffi». Risposta del collega porporato: «Eminenza, ormai è chiaro chi stiamo eleggendo come nuovo Papa ed è anche abbastanza evidente che questo candidato abbia scelto di votare per lei. Quindi se vorrà ancora mantenere il suo proposito sarà costretto a prendere a schiaffi il Papa». Schietto, e trascinatore di folle. Nel ’97 fece arrivare 400mila persone al congresso eucaristico di Bologna con il concerto di Bob Dylan sul palco del Caab insieme a Giovanni Paolo II (fu proprio Wojtyla a spedirlo nella città rossa e l’anno dopo, l’85, lo elevò al rango di cardinale). E non dimentichiamo il professore, lo studioso della dottrina, l’evangelizzatore che molti, dopo le sue uscite contro l’invasione islamica in Occidente, definiro «fondamentalista». Però alla fine piaceva pure ai suoi "nemici": ieri Grillini, che non gli aveva mai stretto la mano per la questione gay, gli ha reso gli onori, definendolo «crociato con la spada». Il suo testamento spirituale e biografico intitolato "Memorie e digressioni di un italiano cardinale". Ci manca già, accidenti. Un altro così non si trova. Papa Francesco, che poche settimane fa, informato della sua malattia, gli aveva inviato il suo augurio, è addolorato. Giacomo Biffi, «guida sollecita e saggia» scrive in un telegramma dal Paraguay all’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra. «Ho appreso con tristezza la notizia della morte del cardinale Giacomo Biffi, dopo lunga infermità, vissuta con animo sereno e con fiducioso abbandono alla volontà del signore. Desidero esprimere a lei, all’intera comunità diocesana di Bologna e ai familiari del compianto porporato la mia profonda partecipazione al loro dolore». Poi le parole del cuore. «Penso con affetto a questo caro fratello nell’episcopato, - scrive Bergoglio - che ha servito con gioia e sapienza il vangelo e ha amato tenacemente la chiesa. Ricordo con gratitudine l’intensa opera pastorale profusa dapprima quale zelante presbitero e vescovo ausiliare di Milano, poi come guida sollecita e saggia di codesta arcidiocesi». Tantissimi i messaggi di cordoglio di tutto il mondo politico. I fedeli possono salutarlo nel palazzo arcivescovile di via Altabella a Bologna. Martedì la messa esequiale, presieduta dal cardinale Caffarra. Poi sarà sepolto - fa sapere la Curia - nella cripta della Cattedrale.
Addio a Biffi, teologo controcorrente
Arcivescovo di Bologna, bacchettò le politiche migratorie e "rilesse" Pinocchio. Il dolore di Papa Francesco: "Ha servito con gioia il Vangelo e amato la chiesa"
