L’ultima denuncia, in termini «globali», era arrivata lo scorso 5 maggio in occasione della giornata nazionale contro la pedofilia. Ma quella «puntuale» presentata ieri alla Polizia postale di Catania dall’associazione Meter, presieduta da don Fortunato Di Noto, fa accapponare la pelle. Millequattrocento bambini abusati. Più di 6.000 file tra video e foto. Una vera e propria carrellata dell’orrore a disposizione degli «orchi». I numeri dell'archivio pedopornografico scoperto dagli esperti della Onlus sono impressionanti, ma le immagini in esso contenute sono agghiaccianti: torture sessuali, bambini piccolissimi legati, imbavagliati, ammanettati, violentati. Situazioni estreme che lasciano supporre l'esistenza di veri e propri set fotografici professionali nell'ambito dei quali vengono filmate le violenze. In altre parole, c’è chi mette a disposizione attrezzature e macchinari professionali per filmare gli atti sessuali sui minori, bambini e neonati, e metterli in rete. Anche se non mancano le produzioni «artigianali». Un business vertiginoso e proficuo per i criminali che riducono in schiavitù i bambini, fino a 12 anni. Da qui l'ennesimo appello lanciato da don Di Noto: «Occorre intensificare gli sforzi per colpire i pedofili che si annidano in rete e nella vita reale». Già a maggio, presentando i dati del Report 2014 (dati reali, non frutto di sondaggi) il paladino della lotta alla pedopornografia si era chiesto «quanti bambini devono essere coinvolti nel turpe fenomeno di abuso, violenza, maltrattamento per rendersi conto che è un crimine contro l’umanità, per renderci conto del dramma inascoltato dei bambini perpetrato da adulti, singoli, e organizzazioni criminali per il mercato?». I dati contenuti nel Report che riguardano sia l’Italia che il resto del mondo e corrispondenti alle denunce presentate da Meter parlano di 574.116 foto a oggetto pedopornografico (coinvolti minori da 3 a 13 anni), 95.882 video e 621 tra foto e video «pedo» di neonati (0-3 anni). Da sottolineare l’aumento vertiginoso proprio di neonati violati, soprattutto da donne (70%). In particolare, il Report evidenziava che «la pedopornografia è condivisa attraverso gli archivi telematici di singoli utenti, che con Dropbox, iCloud e Box.com, mettono a disposizione della rete». Gli archivi monitorati e denunciati sono stati «353 Dropbox (5.496 foto e 2.975 video), 36 iCloud (1.348 foto e 3.873 video) e 3 Box.com (6.676 foto e 1.336 video). Tali archivi telematici, si sono rivelati più vulnerabili e individuabili». Proprio la denuncia di ieri dimostra come la «strategia» dei pedofili stia cambiando. Dopo il boom del 2001, quando furono 20.390, sono diminuiti i siti segnalati alle autorità competenti, anche se nel 2014 c’è stata una certa ripresa rispetto all’anno precedente (7.712 contro 6.389). Gli orchi, infatti, stanno utilizzando molto di più proprio gli archivi telematici e soprattutto i social network, che consentono di nascondersi dietro false identità. Purtroppo gli appelli di don Di Noto sembrano restare inascoltati in molte parti del mondo. «Il lavoro di monitoraggio sulla pedofilia on line, rimane sempre argomento sommerso anche dalle forze politiche che non hanno interesse di mettere in agenda ed in prima linea questa importante lotta alla criminalità pedofilica - lamentava il Report - Quello che non si riesce a fare in questo campo va a discapito delle piccole vittime, che continuano a subire – in silenzio – violenze inenarrabili. Chi ascolta le loro urla?».
Scoperto archivio segreto dei pedofili
Denuncia dell’Associazione Meter: oltre 6000 foto e video agghiaccianti A disposizione degli «orchi» set professionali per riprendere le violenze
