Da una parte ci sono i barconi carichi di immigrati che quotidianamente arrivano sulle coste italiane per sfuggire alle violenze, alla fame o alla furia jihadista. Dall'altra, invece, c'è un esodo che all'Europa va verso la Siria per vivere nei territori controllati, non solo dallo Stato islamico, ma anche da Al Qaeda. Secondo fonti de Il Tempo, fino ad ora sarebbero circa 2100 gli europei, tra singoli e famiglie, partiti per arrivare nelle zone gestite da Jabhat al-Nusra, il gruppo terroristico legato ad Al Qaeda attivo in Libano e Siria. Le rotte, ovviamente, sono diverse da quelle seguite dai foreign fighters che si associano ad Abu Bakr al-Baghdadi. Il primo punto d'«approdo», invece che la Turchia, è l'Egitto dove l'appoggio dei Fratelli musulmani garantisce il passaggio e il successivo transito verso zone di confine tra Siria e appunto Turchia. Qui, con un sistema simile a quello usato dall'Isis, trovano chi li accoglie e li accompagna dall'altra parte. Mentre il mondo è distratto dai combattenti (e ultimamente anche intere famiglie) che partono per il Califfato, Al Qaeda, molto più in sordina, rafforza le sue fila raccogliendo musulmani e convertiti all'Islam radicale. Esiste, quindi, anche una hijra (emigrare per la causa di Dio) qaedista e legata a Jabhat al-Nusra. I qaedisti, infatti, approfittano del fatto che l'attenzione da parte dei media, dell'opinione pubblica e anche di gran parte delle intelligence è concentrata sull'Isis, ne approfittano per rafforzare le loro fila e ribadire quel ruolo storico che lo Stato islamico ha cercato di sminuire. La prova di tutto questo è contenuta nella rivista online, Al Risalah, dove una donna inglese racconta la sua hijra verso i qaedisti. «Mamma Asiya l'emigrante», così si firma, spiega di aver «fatto Hijra per ingrossare le file dei musulmani e di prendere le distanze, me e la mia famiglia, dai kuffar (infedeli, ndr)». Ad un certo punto della sua vita, da musulmana integralista, rimasta sola con tre figli perché il marito era già morto combattendo con i terroristi, decide di lasciare l'Inghilterra per andare in Siria. Prima della partenza, però, una delle sue figlie rimane vittima di un incidente stradale all'uscita da scuola. L'evento, che sulle prima ha sconvolto la donna, è servito solo a ritardare la partenza. Il fascino della jihad, dunque, colpisce non solo i singoli combattenti che decidono di arruolarsi tra le fila dei vari gruppi terroristici, ma anche le famiglia. In Italia i genitori e la sorella di Maria Giulia Sergio, la 28enne convertita partita a settembre dello scorso anno per la Siria, sono stati arrestata poco prima di imbarcarsi per la Turchia, da dove avrebbero poi raggiunto la Siria. Un’intera famiglia britannica di origine bengalese, invece, è riusciata ad unirsi ai terroristi dell’Isis, dopo essere andata in vacanza in Bangladesh, per vivere «in una terra priva di corruzione e di oppressione per le leggi fatte dall’uomo, una terra governata dalla shariah, le leggi perfette e giuste di Allah».
La rotta inversa dei filo-qaedisti
Da una parte ci sono i barconi carichi di immigrati che quotidianamente arrivano sulle coste italiane per sfuggire alle violenze, alla fame o alla furia jihadista