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Il buco nero della strada fantasma

I lavori per la Roma-Latina mai iniziati ma sono già costati decine di milioni La Corte dei Conti ne chiede 19 (per ora) a Storace e altri dieci responsabili

«La strategia che ha portato a far lievitare i costi della Roma-Latina è simile a quella del Mose di Venezia. Gli schemi illeciti adottati sono sovrapponibili». Nella sua requisitoria davanti ai giudici della Corte dei conti del Lazio il sostituto procuratore Rosa Francaviglia ha definito una «vicenda gravissima» l'iter amministrativo che ha permesso di affidare la progettazione e la realizzazione dell'infrastruttura senza una gara a evidenza pubblica. Ancora non è stata posta la prima pietra dell'autostrada, ma lo spreco di denaro pubblico pesa quanto un macigno. Al termine di un'indagine del Nucleo di Polizia Tributaria, la procura contabile ha quantificato in 19 milioni il danno da «mancato risparmio» subito dalla Regione Lazio e ha chiesto ieri la condanna in solido dell'ex governatore Storace, del suo assessore ai Lavori pubblici Gargano, dei dirigenti regionali Raniero De Filippis, Raimondo Luigi Besson, Patrizio Cuccioletta e Bernardo M. Fabrizio, del presidente pro tempore di Arcea Andrea Abodi, dell’ad Ruggiero Borgia e dei consiglieri Flavio De Luca, Aurelio Saitta e Roberto Serrentino. A 9 di loro viene contestato una condotta dolosa. Tant'è vero che è stata aperta un'indagine anche alla Procura della Repubblica di Roma. «Non si tratta di un'opera realizzata e non utilizzata o parzialmente realizzata e non ultimata – si legge nell'atto di citazione – bensì di un'opera fantasma e inesistente, per la quale sono state dilapidate risorse finanziarie rilevantissime».     IL SOCIO PRIVATO «FAVORITO» Con la legge regionale 37 del 2002 viene promossa la costituzione di una società per azioni a prevalente capitale pubblico, il cui obiettivo è migliorare la rete viaria a pedaggio nel Lazio. Nell'art. 5 del testo normativo viene specificato che «i lavori sono realizzati mediante affidamento diretto a imprese collegate e/o al socio privato». A gennaio 2003 viene pubblicato un bando di gara con cui selezionare «in forma accelerata» il socio privato di minoranza. Si fa avanti l'associazione temporanea costituita da Autostrade, Monte dei Paschi e Consorzio 2050 (il cui legale rappresentante è il noto imprenditore Erasmo Cinque). Nel giro di un mese dalla presentazione dell'offerta, la Regione la definisce «congrua e accettabile». Nasce così a maggio 2003 Arcea Lazio spa, partecipata al 51% dalla Regione. In virtù dell'art. 5, Arcea commissiona al Consorzio 2050, mediante affidamento diretto, la realizzazione di tutti gli elaborati progettuali. «Arcea è stata costituita ad hoc – ha spiegato il pm Francaviglia – per drenare risorse pubbliche per favorire il socio privato».     L'INERZIA DI STORACE La legge regionale viene contestata dall'Associazione nazionale costruttori edili, che presenta un esposto all'Autorità della concorrenza, all'Autorità sui lavori pubblici e alla Commissione europea. Quest'ultima, il 30 marzo 2004 notifica allo Stato e alla Regione Lazio l'avvio di una procedura d'infrazione. Storace «solo nel febbraio del 2005 – fa notare il pm – si impegna ad aprire alla concorreza gli appalti dei lavori affidati ad Arcea». Il 2 maggio Storace lascia il suo incarico e il giorno dopo, il dirigente Cuccioletta, firma la determina con cui procedere all'affidamento diretto. Il contratto verrà stipulato a giugno, a distanza di un mese. «Abbiamo deciso di archiviare la posizione dell'ex governatore Marrazzo – ha spiegato il pm – perché in sede di istruttoria ha dimostrato che aveva demandato tutta l'attività al dirigente De Filippis». «Non capiamo perché Marrazzo sia stato assolto dalle sue resonsabilità di controllo e invece Storace no», ha fatto notare l'avv. Francesco Scacchi, difensore del segretario de La Destra.     NIENTE FINANZIAMENTI Con la legge n.11 del 2006 la Regione accoglie i rilievi mossi dalle autorità e limita l'attività di Arcea alla sola progettazione. Viene costituita la società Autostrade per il Lazio spa, che nel 2008 il Cipe riconosce come destinatario dei contributi stanziati. Il Consorzio 2050 presenta subito domanda di arbitrato e ottiene nel marzo del 2012 la condanna della Regione Lazio a risarcirgli 42.745.402 euro per i danni subiti. Un ulteriore lodo arbitrale, presentato da Autostrade per l'Italia, ha chiesto alla Regione altri 99.869.000 euro. «In totale fanno circa 140 milioni, che potrebbero aggiungersi al danno già contestato – ha spiegato il pm – Bisogna poi considerare che lo scorso 5 luglio l'Autorità anticorruzione è intervenuta sulla Roma-Latina e che ad aprile il Governo l'ha esclusa dalla lista delle infrastrutture strategiche da finanziare. Questo vuol dire che forse non vedrà mai la luce. Ciò comporterà ulteriori voci di danno su cui abbiamo già aperto dei fascicoli».

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