La proroga dello scorso dicembre servirà solo ad allungare l’agonia. Ma il destino della Croce Rossa è segnato a causa di un decreto, il numero 178, varato nel 2012 dal governo Monti, che ne prevede la privatizzazione. Lo stesso discorso vale per il Corpo militare della Cri. Quest’ultimo svolge un ruolo non secondario per la collettività, occupandosi anche del soccorso alla popolazione in caso di calamità naturali e della difesa civile nel caso di attacchi terroristici. In questi giorni, tanto per fare un esempio, alcuni suoi uomini e donne sono all’opera nella tendopoli della stazione Tiburtina, centro di raccolta dei profughi nella Capitale. Nonostante il Corpo abbia una data di scadenza, gli sono stati recentemente conferiti nuovi incarichi, come l’assistenza sanitaria a tutti gli interventi di disinnesco di ordigni bellici (parliamo di 2000 operazioni all’anno). Per disposizione del Ministero della Salute, inoltre, controllerà la gestione della Scorta Nazionale Antidoti, quei farmaci speciali, custoditi in basi militari, che servono nel caso di attacchi terroristici con armi biochimiche. Il bilancio annuale del Corpo con le stellette è già stato tagliato per tre quarti e, secondo fonti interne, a fronte di circa 900 militari «fissi», 17.000 tra militi, sottufficiali e ufficiali prestano il loro lavoro gratuitamente: 2500 di questi riservisti volontari sono medici e infermieri, cui si aggiungono farmacisti, psicologi, logisti, tecnici, commissari, autieri. «Borghesi» addestrati negli 11 Centri di Mobilitazione italiani, che possono partecipare ad operazioni di protezione e difesa civile e in attività di assistenza sanitaria al fianco delle Forze Armate. È avvenuto in Iraq, all’Aquila dopo il terremoto, in Afghanistan, a Lampedusa, sulle navi di Mare Nostrum e Triton. Queste attività ora sono a rischio. Un pericolo confermato dal presidente della Cri: «Noi chiediamo inascoltati da circa tre anni di lasciare la Cri, di cui il Corpo militare è una parte, pubblica a livello regionale e centrale, mentre a livello locale è già stata privatizzata - spiega Francesco Rocca, che, però, precisa i numeri – Il Corpo militare oggi conta 1.200 dipendenti, di cui 280 dedicati ai servizi ausiliari delle Forze Armate. L’unica cosa giusta del decreto 178 è stabilire che chi fa questi servizi ausiliari è un militare, mentre gli altri sono dipendenti civili. Il tema vero - continua Rocca - è che i 280 sono confermati per due anni a partire dal 1° gennaio 2016. Poi non si sa che fine faranno. Ma il problema riguarda tutta la Croce Rossa, anche perché la privatizzazione non garantisce la sostenibilità economica e rende impossibile qualsiasi programmazione. L’effetto sarà di ridurre l’attività in favore delle Forze Armate e, soprattutto, cosa ancora più grave, in supporto alla protezione Civile. Per questo - conclude il presidente Rocca - chiediamo che la proroga diventi permanente e che si riapra il tavolo con l’impegno, già manifestato dal ministro Alfano, di congelare la riforma». Dopo la visita al campo addestrativo del Corpo militare a Castelnuovo di Porto, un gruppo di parlamentari di varie correnti politiche ha deciso di chiedere al ministro della Difesa Pinotti di sbloccare la situazione con un emendamento che salvi almeno un’aliquota di 300 militari fissi, per gestire le strutture, le attrezzature e i riservisti. «Non c’è alcun risparmio nella privatizzazione della CRI – ha spiegato Aldo Di Biagio, (Ncd) - Il Paese non può fare a meno del Corpo Militare della Cri, dato che siamo già in emergenza sanitaria e in emergenza per la sicurezza. Troveremo il modo di mantenere un nocciolo duro di militari effettivi». «La visita – ha constatato Maurizio Gasparri (Fi) - ci ha dato più forti argomenti e mi consentirà di rilanciare col ministro Pinotti la necessità di correggere norme sbagliate». Roberto Morassut, del Pd, ha sottolineato: «Occorre conservare una spina dorsale pubblica nella Cri e valutare in modo meno drastico l’apertura ai privati». «Il 178 è la fine della Cri», ha detto Fabio Rampelli (FdI). Luca Frusone, del M5S, infine, ha messo in evidenza quanto sia «assurdo che si carichi il Corpo di nuove responsabilità, se ha una data di scadenza». La parola a Palazzo Chigi.
Non sparate sulla Croce rossa militare
Un decreto del 2012 firmato dal governo Monti ne prevede la privatizzazione Ora tutte le forze politiche chiedono che sia modificato con un emendamento
