«È mio fratello, lo sapevo ! Lasciatemi passare, è mio fratello». Sono trascorse neanche quattro ore dal ritrovamento del cadavere in un sacco in via Pietro Cartoni, in zona Monteverde, quando un uomo egiziano irrompe in lacrime davanti alla folla di curiosi al di là del nastro sistemato a delimitare l’area. Alle 10,30 di ieri, nella stradina residenziale a senso unico il brusio dei passanti viene spezzato dal pianto e dalle urla disperate dello straniero. La polizia, chiamata da un pasticcere, che per primo ha notato un gomito fuoriuscire dall’involucro nero, lo regge a fatica mentre si avvicina al corpo ormai in putrefazione assieme all’altro dei tre fratelli. Sono loro a riconoscere Sayed Gaafar Abou El Hamd, il 47enne egiziano trovato intorno alle 6,50 in un sacco della spazzatura tra due auto parcheggiate davanti alla pasticceria al civico 193. Le mani legate dietro la schiena con una corda, la camicia bordeaux e i jeans chiari, non ha segni evidenti di ferite. Sarà tuttavia solo l’autopsia, disposta dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e in programma lunedì, a chiarire le cause della morte, che sembra sia avvenuta dopo che l’aguzzino aveva immobilizzato la vittima. Mai un problema con la giustizia da quando, quasi 20 anni fa, era arrivato a Roma per tirare su qualche soldo, Sayed aveva un regolare permesso di soggiorno come operaio. Da tempo viveva in un appartamento al civico 5 di via di Monteverde con due dei fratelli, uno dipendente in un autolavaggio l’altro parcheggiatore abusivo, ad un amico fioraio e ad altri due connazionali. Erano stati proprio i fratelli, mercoledì, a denunciarne la scomparsa ai carabinieri. «Sayed era una persona a modo – dice il farmacista dal quale la vittima acquistava i medicinali per il diabete -, aveva una moglie e una figlia di un anno e mezzo. Il secondogenito gli era nato da poco, in Egitto». In cura al vicino ospedale San Camillo per sottoporsi alla dialisi, da 4 anni aveva smesso di lavorare. «Non tornava neanche più spesso dalla famiglia – racconta Hamro, Omar in Italia, coinquilino e connazionale della vittima, fioraio del chiosco alla fine di via di Monteverde -. Stava male. Per questo, quando non lo abbiamo più visto rincasare tre giorni fa, i fratelli lo hanno cercato in tutti gli ospedali». Sul luogo del ritrovamento anche un connazionale della vittima, un uomo sui 50 anni visibilmente alterato, con il quale il 47enne egiziano sarebbe dovuto entrare in affari per aprire una frutteria a due metri esatti da dove è stato rinvenuto il cadavere. Qualcuno potrebbe non aver gradito le intenzioni della vittima, potrebbe averlo legato, ucciso e infilato in un sacco da gettare in bella vista – come un chiaro messaggio, magari diretto ai suoi soci – davanti alla saracinesca chiusa, dove avrebbe dovuto aprire il nuovo negozio. Non lontano dal cadavere, un borsone nero con il quale forse l’assassino ha trasportato Sayed. Al vaglio della Mobile i filmati della telecamera di sorveglianza della farmacia accanto. Omicidio volontario il reato configurato nel fascicolo aperto in Procura, per ora contro ignoti.
Ucciso, incaprettato e chiuso in un sacco
Macabro ritrovamento a Monteverde Sul corpo nessun segno evidente di ferite LEGGI ANCHE L'altro egiziano con le mani legate
