Attualità

L’altro egiziano con le mani legate

iL 52enne egiziano Mohamed Ebraim Lashein fu trovato morto il 28 ottobre 2013

Un commerciante facoltoso, proprietario a Roma di tre frutterie, di cui la famiglia aveva perso le tracce da qualche giorno. Poi la scoperta del corpo abbandonato con le mani legate dietro la schiena con una corda e la faccia riversa per terra, nei pressi di un laghetto sportivo tra via della Marcigliana e via dell’Inviolatella Salaria, in zona Settebagni–Cinquina. Sul corpo nessun segno di violenza e in seguito l'autopsia stabilirà le cause del decesso avvenuto a causa di un infarto del miocardio. Un omicidio che ha fatto scalpore, soprattutto per le modalità di ritrovamento del cadavere. Per la morte di Mohamed Ebraim Lashein, un 52enne egiziano avvenuta il 28 ottobre 2013, la Squadra Mobile della Capitale, ai tempi diretta da Renato Cortese, a maggio dell'anno successivo arrestò tre stranieri, un egiziano e due romeni, accusati di sequestro di persona e omicidio preterintenzionale. La vittima, in Italia dal 1995, si era distinto per l’apertura di numerose attività commerciali di rivendita al dettaglio di frutta e verdura tra i quartieri di Balduina e Trionfale. Già dal 2005, però, cominciarono ad emergere i primi problemi legati ad alcune minacce di estorsione rivoltegli da italiani. Nello stesso anno, infatti, è proprio Lashein a denunciare un incendio doloso del suo chiosco a viale di Tor di Quinto. Ancora nel 2005 il 52enne è stato vittima di una rapina a scopo di estorsione. Poi, circa un anno prima dell'omicidio, il suo negozio in via Romeo Rodriguez Pereira, alla Balduina, era andato a fuoco. Tra la comunità egiziana, erano in molti a conoscerlo. Una brava persona, hanno spiegato, ma che aveva subito molti guai a causa delle sue attività commerciali. La Polizia, dopo sette mesi dall'omicidio dell'uomo, ha arrestato tre persone: l’egiziano Mohamed Hamdy Aref Gebril, di 27 anni e i due romeni Vasilica Laurentiu Lovin e Catalin Ciobanu, rispettivamente di 22 e 31 anni. In particolare il Gebril, già indagato nel 2012 poiché ritenuto responsabile di aver appiccato un incendio a scopo estorsivo ad uno dei negozi della vittima, assoldando i due romeni, avrebbe organizzato il sequestro di Lashein per dargli una lezione e rendere maggiormente incisive le richieste estorsive. Il commerciante, però, è stato colpito da un infarto durante le fasi del sequestro e i rapitori hanno deciso di abbandonare il corpo nel posto in cui lo avevano condotto per le intimidazioni.

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