Giorno 1. Prima udienza. Sono passati quasi 5 anni da quando, il 26 novembre 2010, la giovane Yara Gambirasio scomparve per poi essere ritrovata morta, tre mesi dopo, in un campo a una quindicina di chilometri da Brembate di Sopra, il paese in cui viveva. E oggi è iniziato il processo a carico dell'unico imputato: il muratore Massimo Bossetti. L'attesa è quella che accompagna i grandi eventi. File all'ingresso del tribunale, decine di giornalisti accreditati. Bossetti, in carcere dal 16 giugno dell'anno scorso, è arrivato a bordo di un furgone della polizia penitenziaria ed è entrato in aula da un ingresso secondario. Polo grigio scuro e jeans ha guardato brevemente il pubblico e ha preso posto nella "gabbia" assieme a due agenti. L'uomo è apparso un po' nervoso e non si è mai voltato a guardare le persone sedute alle sue spalle. Tra queste non c'erano i genitori di Yara, che comunque si costituiranno parte civile. Poche parole Al termine del dibattimento Bossetti si è intrattenuto qualche minuto con il suo avvocato Claudio Salvagni cui ha confidato di eesere assolutamente "tranquillo" e di confidare nella giustizia. "Massimo è sereno - ha spiegato il legale - perché è una persona che ha fiducia nella giustizia ed è sicuro che il processo dimostrerà la sua innocenza. Il suo atteggiamento da un anno a questa parte non è mai cambiato lui ha sempre detto di essere innocente, di non essere un assassino, e confida che questo processo faccia emergere la verità". "Vorrebbe che la sentenza ci fosse domani mattina - ha aggiunto l'altro difensore Paolo Camporini - perché ha fiducia nella giustizia ed è convinto di poter avere una sentenza a lui favorevole". La lunga fila Il processo ha preso il via alle 9 presso il tribunale di Bergamo blindato non tanto per motivi di sicurezza, ma per cause legate alla curiosità suscitata dal caso. Già dalle 6.30 di questa mattina, infatti, numerose persone erano arrivate di fronte al palazzo di giustizia, mettendosi in fila per riuscire a occupare gli 80 posti a disposizione nell'aula della Corte d'Assise, del pubblico e dei giornalisti oltre che degli addetti ai lavori. Tutte le vie intorno sono state chiuse al traffico. Metal detector invece nei corridoi del palazzo di giustizia dove sono state bloccate telecamere e fotocamere e imbustati e chiusi cellulari, tablet, e perfino occhiali e penne sospette di contenere telecamere nascoste. Ogni tipo di ripresa in aula è vietata. Le eccezioni della difesa L'udienza si è aperta con una serie di eccezioni presentate dalla difesa. I legali dell'imputato, Claudio Salvagni e Paolo Camporini hanno chiesto che venga annullato tra l'altro il prelievo della saliva fatto a Bossetti per estrarne il Dna, ma eseguito quando il muratore di Mapello non era ancora indagato. Il campione di saliva venne prelevato durante un controllo stradale simulato, alla vigilia dell’arresto. Dalle successive analisi derivò che il suo profilo era lo stesso di "Ignoto 1". Secondo Salvagni e Camporini quel prelievo doveva essere eseguito con le garanzie difensive in quanto "non si può dire che il signor Bossetti il 15 giugno dell’anno scorso non fosse indagato". Sempre secondo i legali da annullare anche il prelievo di sangue e materiale organico rinvenuto sugli effetti personali di Yara perché azioni "non ripetibili". Eccezioni anche per quanto riguarda una serie di indagini fatte dopo la scadenza dei termini in assenza di una richiesta di proroga delle indagini. Infine, nullo, per la difesa, è anche il capo d’imputazione che fa riferimento a due luoghi diversi per l’omicidio di Yara: Brembate di Sopra e Chignolo d’Isola. L'accusa, rappresentata dal pm Letizia Ruggeri, ha replicato spiegando che è "tutto regolare" e che "le risposte alle eccezioni sono già nei documenti". Ora toccherà al giudice Antonella Bertoja decidere. La sua risposta arriverà nella prossima udienza fissata per il 17 luglio.
Yara, al via il processo. I legali di Bossetti: "Nullo il prelievo del Dna"
Ressa all'ingresso del Tribunale di Bergamo. Il muratore: "Sono tranquillo, confido nella giustizia" LEGGI ANCHE Yara, inizia il processo «mediatico»
