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Come fare bombe nella cucina di mamma

Le istruzioni di un aspirante jihadista per costruire devastanti ordigni in casa

La «jihad mediatica» serviva a far girare informazioni del tipo «come fabbricare una bomba nella cucina di tua mamma». Un percorso, dunque, verso la «jihad violenta». La “cellula” fondamentalista romana puntava in alto. Voleva dimostrare la propria «forza» nel panorama dei siti dedicati alla guerra santa. Voleva entrare nella «struttura virtuale di Al Qaeda», ma anche a stringere rapporti con Al Furqan, sezione mediatica dell’Isis. Tutto era stato organizzato nel dettaglio. Su www.i7ur.com era possibile reperire il materiale utile per la «jihad individuale», ossia «l’esecuzione autonoma di attentati da parte di gruppi ispirati dall’ideologia di Al Qaeda, privi di qualunque tipo di collegamento operativo con membri dell’organizzazione». A disegnare il pericoloso scenario di terrorismo islamico a Roma sono i carabinieri del Ros e il servizio segreto interno (Aisi). I loro accertamenti hanno consentito di stringere il cerchio investigativo sulla figura di Ahmed Masseoudi, figlio di un funzionario dell’ambasciata tunisina a Roma. Masseoudi ha le idee chiare: «La nostra jihad mediatica – scrive sul forum - è una cosa importantissima e seria e non è una perdita di tempo…è un’arma per affrontare la guerra mediatica che gli infedeli invasori hanno compiuto e stanno compiendo contro l’Islam e i musulmani». E così, su «i7ur», acronimo di «Gli amanti delle vergini», compare il «libro tascabile del mujahid individuale», un compendio di come organizzare in modo casalingo la guerra del terrore contro l’occidente. Stando a quanto riportato negli atti dagli investigatori, il libro «è dedicato all’illustrazione di tecniche per compiere attentati alla portata di tutti, utilizzando materiale di libera vendita per sintetizzare sostanze esplosive artigianali in un laboratorio nella propria abitazione e, qualora queste siano comunque troppo complesse, ricorrendo ad altri strumenti tradizionali (uso di armi da fuoco) o alternativi (incidenti stradali, incendi)». Così, salta fuori la «fabbricazione di una bomba nella cucina di tua mamma», in cui sono elencati ingredienti e procedure per il «confezionamento di un pericoloso ordigno». Ma non solo, perché ci sono anche le «istruzioni per la fabbricazione domestica del composto chimico esplosivo Perossido di acetone» e, infine, «un sistema per la costruzione di un controllo remoto per azionare un ordigno esplosivo a distanza». La «jihad mediatica», dunque, rientra in un’operazione terroristica più ampia. Attentati, come quello al Charle Hebdo, sono, per il gip, la «diretta attuazione di strategie mediatiche condotte da Al Qaeda, capace di stimolare e ispirare azioni terroristiche sugli obiettivi selezionati». E non è un caso, infatti, se il direttore della rivista satirica francese fosse inserito tra gli obiettivi nel giornale fondamentalista online “Ispire”, pubblicato a marzo 2013, così come il nome di Franco Bernabè, presidente di Telecom.

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