Hanno già una rete di «fedeli» su cui poter fare affidamento, in parte arrivati anche con i flussi migratori e in parte frutto di conversione all'Islam. Secondo fonti de «Il Tempo», la presenza di qaedisti e sostenitori dello Stato islamico in Italia è stimabile in un rapporto di uno a due. L'Isis, quindi, può contare su un numero maggiore di simpatizzanti. Al Qaeda, però, non ci sta a farsi «rottamare» dal Califfato. E colpire per primi Roma, Capitale del Belpaese e culla della cristianità, in barba da ogni previsione, farebbe schizzare le sue «quotazioni» alle stelle. Le operazioni antiterrorismo condotte ieri dalla Digos di Milano e dal Ros dimostrano la coesistenza sul nostro territorio di entrambi e gruppi. L'Italia, dunque, potrebbe diventare il terreno di scontro fra Al Qaeda e Isis. Le due organizzazioni terroristiche, infatti, hanno come obiettivo comune quello di portare avanti la jihad e mirano ad accaparrarsi il merito di aver compiuto per primi un attentato nel Belpaese. Chi analizza il fenomeno delle infiltrazioni jihadiste in Italia ha rilevato che, con l’avvento del Califfato, gli equilibri sono mutati anche all'interno dei nostri confini. Ad oggi, lo zoccolo duro qaedista si attesterebbe intorno alle 900 unità, tutti immigrati di seconda generazione. I «simpatizzanti» dello Stato islamico, invece, sarebbero quasi 3500. Tra questi, anche un certo numero di «convertiti» italiani, alcuni dei quali sono già partiti per la Siria con l'intento di arruolarsi tra le fila dell'Isis. Tra i nomi più noti di «mujaheddin» tricolore, c'è quello di Giuliano Ibrahim Delnevo, il giovane genovese morto in Siria nel giugno del 2013. Tra i vip della lista c'è, ovviamente, Maria Giulia Sergio. L'altro profilo di foreign fighters noto è quello di Giampiero Filangieri, il calabrese arrestato il 21 luglio scorso dagli uomini del Dipartimento antiterrorismo ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, mentre tentava di raggiungere i miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi. In Italia, come in altri Paesi europei, la presenza di entrambi gli schieramenti amplifica il rischio di attentati, in virtù proprio della convergenza di intenti e per una pericolosissima porosità tra i due gruppi che diventa tanto più grande quanto più ci si allontana dai teatri di guerra. Una sorta di «non incompatibilità operativa», dunque, che in Francia, ad esempio, ha dato i suoi frutti avvelenati. I fratelli Kouachi, attentatori del giornale satirico Charlie Hebdo, erano ispirati da Al Qaeda nella Penisola Arabica, mentre Amedy Coulibaly, in un video, ha dichiarato di aver agito in nome del giuramento di «fedeltà al califfo Abu Bakr al Baghdadi», cioè all’Isis.
La gara del terrore fra Isis e Al Qaeda
Obiettivo: portare a termine per la prima volta un eclatante attentato in Italia Ma gli uomini di Abu Bakr contano sul doppio dei «simpatizzanti» dei qaedisti
