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Isis, arrestati i primi jihadisti italiani

Presi dalla polizia 10 sospettati: sono 4 italiani, 5 albanesi e un canadese C’è anche Maria Giulia Sergio, la 28enne convertita partita per la Siria

Dieci arresti, tra cui un’intera famiglia di italiani convertiti all’Islam radicale. Coinvolte le città di Milano, Bergamo e Grosseto. Un arresto è stato eseguito anche in Albania. Le accuse, a vario titolo, sono quelle di associazione con finalità di terrorismo e organizzazione di trasferimenti per finalità di terrorismo. È il bilancio della prima indagine sullo Stato Islamico in Italia, tra le prime in Europa, condotta dalla sezione antiterrorismo della Digos del capoluogo lombardo. Secondo il procuratore aggiunto di Milano, Maurizio Romanelli, la cellula «non progettavano attentati in Italia», ma gli affiliati erano pronti a trasferirsi in Siria. Al centro la figura di Maria Giulia Sergio, la 28enne nota con il nome di Fatima, che dopo la sua conversione è partita per la Siria, dove attualmente si trova, insieme al marito albanese Aldo Kobuzi, anche lui destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. La donna, che al momento risulta irreperibile, ha anche convinto il padre, la madre e la sorella, arrestati ieri, ad abbracciare la jihad spingendoli a partire per il Califfato. A finire in manette, dunque, 4 italiani, 5 albanesi e un canadese. Tra questi gli appartenenti a due famiglie poi imparentatesi tra di loro. Ieri mattina la Digos di Milano ha rintracciato e arrestato i familiari di Maria Giulia: il padre Sergio, la madre Assunta e la sorella maggiore Marianna. Nel grossetano, invece, è stato fermato l’albanese Arta Kacabuni, parente del marito, mentre in Albania è stato catturato Baki Coku, un altro parente di Aldo Kobuzi, anche lui residente in Toscana. Cinque ancora i ricercati. Le due famiglie si sono imparentate con il matrimonio, avvenuto il 17 settembre 2014, della giovane coppia formata da Maria Giulia e Aldo. Subito dopo, il 18 settembre, gli «sposini del terrore» hanno fatto un breve passaggio a Scansano, presso alcuni parenti, per definire gli ultimi dettagli della partenza. Il 22, con un volo da Roma Fiumicino, sono arrivati a Istanbul e da qui si sono diretti verso la Siria. Le indagini hanno anche permesso di risalire a una parte della rete jihadista che in Turchia da supporto ai foreign fighters. Attraverso un contatto ottenuto in Rete, Maria Giulia e il marito sono stati aiutati ad attraversare il confine. Tra le indicazioni per il viaggio, i fiancheggiatori dell’Isis hanno consigliato alla coppia di portare con sé una piccola valigia con il necessario e di abbandonare i telefoni di nuova generazione. Niente smartphone o tablet, dunque, solo cellulari piccoli e di vecchia generazione per non essere localizzati. Una volta arrivati nel Califfato, i novelli foreign fighters si sono addestrati nei campi dell’Isis per imparare a maneggiare le armi. Il marito Aldo è stato addirittura in Iraq, in uno dei luoghi utilizzati dai terroristi per preparare i combattenti. Maria Giulia, però, nella sua follia ha trascinato anche i familiari. A marzo scorso i genitori e la sorella hanno deciso di partire per la Siria richiedendo i passaporti e vendendo mobili e suppellettili di casa. Il pare Sergio si è persino licenziato per ottenere 25mila euro di Tfr da usare per la partenza. Prima che riuscissero a imbarcarsi per la Siria, però, sono stati arrestati.

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