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Dissesto Alitalia, chieste sei condanne

Tre anni per Francesco Mengozzi (presidente dal 2001 al 2004) Gabriele Spazzadeschi (3 anni e 6 mesi), Pierluigi Ceschia (3 anni)

«Ancora oggi paghiamo per gli sperperi» di Alitalia. Con queste parole ha concluso la requisitoria d’accusa il procuratore aggiunto di Roma, Nello Rossi, nel processo sul crac di Alitalia tra il 2001 e il 2007. Sono sei le richieste di condanna e una di assoluzione: 6 anni per l’ex presidente ed ex amministratore delegato Gianfranco Cimoli, 3 anni per Francesco Mengozzi, ex presidente di Alitalia da 2001 al 2004, 3 anni e 6 mesi per l’allora direttore centrale del settore amministrativo e finanza, Gabriel Spazzadeschi, 3 per il responsabile amministrazione straordinaria Pierluigi Ceschia, 2 per Giancarlo Zeni e Leopoldo Conforti, entrambi funzionari. Nei loro confronti la Procura della Repubblica di Roma ipotizza il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione e dissipazione, oltre a due episodi di aggiotaggio. Stando agli accertamenti investigativi, gli imputati avrebbero avuto un ruolo nel fallimento della vecchia Alitalia, attraverso una serie di operazioni finanziarie di natura illecita, che avrebbero provocato di «depauperamento» del patrimonio societario. Un danno che avrebbe provocato un grave riflesso anche alle casse dello Stato. In particolare, Mengozzi e Cimoli, per il periodo in cui erano in carica, «attuavano tra il 2001-2007 una gestione del settore Cargo economicamente abnorme in ragione del numero esorbitante del personale di volo e in particolare dei piloti in servizio impiegati nel settore». Poi ci sarebbe stata «l'assoluta inerzia tenuta a fronte della perdurante situazione critica del settore», oltre a una presunta «carenza di ogni intervento di riorganizzazione e razionalizzazione volto a fronteggiare le ingenti e costanti perdite cumulate nel settore Cargo ovvero di dismissione; gestione caratterizzata da perdite sistematiche, crescenti ed ingentissime». Tra gli imputati, come detto, anche Spazzadeschi e Ceschia, funzionari preposti alla trattativa per l’acquisizione di Volare, oltre a Zeni e Conforti, delegati ad occuparsi della vendita di due Md80. Secondo il procuratore aggiunto Rossi, «Alitalia non è stata mai sottoposta a controlli», arrivando a selezionare i propri «i manager con rapporti privatistici e privati» e facendo «scelte aziendali discutibili e che hanno portato avanti scelte aziendali che non erano sindacabili». Inoltre, il magistrato nella sua introduzione alla requisitoria ha voluto precisare che «ancora oggi paghiamo per gli sperperi della compagnia aerea. Alitalia ha avuto effetti perniciosi per l'economia del Paese a causa delle enormi somme di denaro che sono state versate alla società dallo Stato». In un altro passaggio dell'intervento ha fatto luce anche sulle retribuzioni, giudicate «faraoniche». Stando a quanto ha detto, infatti, di questi stipendi «hanno beneficiato i dirigenti senza avere risanato nulla nonostante i continui piani di risanamento aziendale che erano il veicolo attraverso il quale si drenavano le risorse pubbliche e private».

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