Attualità

Arbitrato internazionale per i Marò

L’Italia attiva la procedura dopo il fallimento dei negoziati con l’India. Latorre: "Bene, ora tutti uniti". L’India è costretta a sottoporsi al giudizio

La querelle per la liberazione dei fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sarà affrontata e risolta attraverso l’internazionalizzazione e la sentenza di un tribunale arbitrale, previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che scioglierà il nodo sulla competenza di giudizio (reclamata sia dall’Italia che dall’India). La Farnesina ha ufficializzato l’attivazione dell’arbitrato, con la presentazione di una richiesta al presidente del tribunale del diritto del mare, il giapponese Shunji Yan: nel documento c’è l’indicazione di un magistrato da parte dell’Italia, che costituirà insieme ad altri quattro il collegio giudicante sulla controversia con l’India (che a sua volta ha facoltà di nominare un giudice). Si è arrivati a questa richiesta dopo aver espletato tutta la parte preliminare della procedura, nella quale l’Italia ha più volte ricercato dei «change of view» con la controparte indiana, ricevendo silenzi e dinieghi. La posizione italiana, con il permesso temporale del fuciliere Latore in scadenza il 15 luglio, ha un profilo che riguarda la condizione di militari italiani. Per il governo, che riconosce di aver raccolto le sollecitazioni delle Camere, il primo passo porta a richiedere «l’applicazione di misure (cautelari, ndr) che consentano la permanenza di Latorre in Italia e il rientro in Patria di Girone nelle more dell’iter della procedura arbitrale». La reazione dei marò è stata positiva: via Facebook hanno invitato a fare fronte comune per una positiva soluzione del caso. «Bene arbitrato, ora tutti uniti!», ha scritto Latorre, mentre Girone ha definito l’arbitrato internazionale «una bella notizia» e ha auspicato «un momento di unità per il nostro paese». Soddisfatto anche il presidente della commissione Difesa della Camera, Elio Vito: «L’arbitrato servirà per il riconoscimento dell’innocenza dei nostri militari e dell’immunità funzionale in missione». Polemico l’ex ministro degli Esteri, Giulio Terzi: «L’arbitrato obbligatorio? Lo chiedevamo da due anni». Per l’ambasciatore «la posizione italiana è tardiva e certifica il fallimento impressionante nella più grande crisi internazionale degli ultimi tre anni, gestita con errori dei quali qualcuno dovrà rispondere agli italiani». Giorgia Meloni (Fdi) ha chiesto che la questione sia affrontata in sede Nato. Maurizio Gasparri (FI) ha invitato il governo a «essere coerente nei successivi passaggi della vicenda». «Finalmente è stata giocata una carta che era pronta fin da 2013. La richiesta italiana di arbitrato obbligatorio non è soggetta ad accettazione da parte dell’India - spiega la professoressa Angela Del Vecchio della Luiss - dal momento che le parti hanno accettato questa eventualità nel momento in cui hanno sottoscritto la convenzione sul diritto del mare. I tempi per la costituzione del tribunale arbitrale? Massimo novanta giorni, sia che l’India dia il suo contributo, sia che non partecipi, saranno indicati i cinque giudici e inizieranno i lavori». «Nelle more della costituzione dell’organo giudicante - ha aggiunto la Del Vecchio - l’Italia può subito chiedere al presidente del Tribunale del mare che i due fucilieri siano sottratti alla competenza indiana per essere affidati ad uno stato terzo. Non è automatico che Girone arrivi in Italia. Potrebbe anche essere destinato ad Oslo, o alla sede della Nato a Bruxelles».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.