La musica dall'India è sempre la stessa, come le tensioni e le ansie per i fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sospesi nel limbo dal febbraio 2012: dopo la lunga sosta estiva la Corte Suprema di Nuova Delhi ha disposto l'ennesimo rinvio dell'udienza riguardante il caso dei militari del San Marco. Lo spostamento sul calendario è di una settimana, dal 7 al 14 luglio: la data non è casuale perché andrà a cadere a 24 ore dalla scadenza del permesso per cure mediche concesso dall'india a Latorre, gravemente segnato da un ictus nell'agosto scorso e adesso alle prese con una lenta riabilitazione a Taranto. Il 15 luglio, infatti, i magistrati potrebbero spingere per il rientro del marò ionico in India, ipotesi che contrasta con la delicatezza del quadro medico del militare, nonché con una inevitabile nuova richiesta di proroga. Nella seduta della Corte di luglio, allo stato, verrà approfondito un puntuale ricorso italiano riguardante la giurisdizione del caso e l'utilizzazione della polizia investigativa Nia nell'eventuale processo. La linea della difesa italiana, riguardo il secondo tema, è stata categorica nel richiedere che il corpo inquirente non sia parte del procedimento. L'esclusione dalla possibilità di utilizzo nel processo della legge per la repressione della pirateria marittima (Sua Act, che prevede tra le pene anche quella capitale) è stato un punto fermo delle tesi italiane fin dagli albori della querelle giudiziaria. Sullo sfondo c'è anche una ulteriore udienza fissata, il primo luglio, da un "giudice speciale" di un tribunale di Patiala House, anch'esso determinato a imbastire un procedimento sulla diatriba che riguarda i due fucilieri del San Marco. Finora l'orientamento è stato di rinviate ogni udienza per un'ordinanza della Corte Suprema, che deve prima deliberare sul ricorso italiano. Il governo, sul dossier marò, ha finora mantenuto un profilo riservato e discreto, tra canali diplomatici attivati e l'annuncio reiterato di ricorso all'arbitrato per dirimere le contese tra stati. Su questa opzione prevista dal diritto internazionale è stato caustico il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, stigmatizzando i mancati risultati dell'esecutivo Renzi: «Per i marò il governo ha tardivamente deciso di ricorrere all'arbitrato internazionale. Una decisione che poteva essere presa da tempo e che è stata differita nell'illusione che delle missioni "segrete", ma rivelate dai giornali, del sottosegretario ai Servizi Minniti in India potessero risolvere la vicenda. Il governo ha fatto solo buchi nell'acqua». Per dare una scossa Gasparri ha richiesto al più presto «una audizione di tutte le autorità coinvolte in Parlamento». La data del rientro di Massimiliano Latorre in India si avvicina: «La dignità italiana è stata calpestata. Il ministro Pinotti - ha concluso l'esponente di Fi - è stata esautorata e delegittimata, come Gentiloni, dalle fallite sortite di Palazzo Chigi. Il parlamento è stato ignorato. E il ministro della Difesa invece di dare corrette e trasparenti informazioni ha affidato a rispettabili, ma marginali collaboratori il compito di fare parziali annunci con modalità inopportune». Sullo sfondo resta l'impegno del ministro Gentiloni. Ieri ha partecipato al battesimo del nuovo sito internet degli istituti di cultura italiana all'estero: »Alla crescente domanda di Italia nel mondo, si risponde sempre più con la cultura», ha sentenziato. Ma non c'è prestigio internazionale, nemmeno in ambito culturale, se non si riafferma la dignità nazionale nel caso marò.
Nuovo rinvio sul rientro dei marò
L’India rimanda l’udienza al 14 luglio alla scadenza del permesso di La Torre Gasparri attacca il governo: «I responsabili del dossier vengano in Parlamento»
