Dalla parte dei deboli, dei vinti, delle vittime, di coloro che non sono ascoltati. È l’impronta più forte che lascia Bergoglio nella terra di Torino, la sua terra d’origine, dopo una giornata intensa di incontri, preghiere, abbracci e bagni di folla. Appena arrivato Papa Francesco si dichiara indignato per le chiusure verso gli immigrati e la cultura dello scarto che relega poveri e anziani ai margini della società «Fa piangere vedere lo spettacolo di questi giorni in cui esseri umani vengono trattati come merce» ha detto in piazzetta Reale. In questo modo il Pontefice ha voluto replicare di fatto a critiche e attacchi piovutigli addosso recentemente da parte di Salvini e della Lega, e lo ha fatto puntualizzando nell'incontro con il mondo del lavoro, in piazzetta Reale, che «l’immigrazione aumenta la competizione, ma i migranti non vanno colpevolizzati, perchè essi sono vittime dell'inequità, di questa economia che scarta e delle guerre». «L'esclusione dei poveri e la difficoltà per gli indigenti a ricevere l’assistenza e le cure necessarie, è una situazione che purtroppo è presente ancora oggi» ha denunciato poi nel discorso pronunciato al Cottolengo. Francesco ha condannato ancora una volta l'ipocrisia di chi «parla di pace e poi fabbrica o vende le armi». E ha spronato i giovani a «vivere e non vivacchiare» e soprattutto all’impegno vero che significa non girarsi dall’altra parte come è spesso avvenuto nella storia. «Perché gli Alleati non bombardarono i binari che portavano i treni ad Auschwitz? Eppure avevano le fotografie... Perché le grandi potenze non fermarono le uccisioni degli armeni, più di un milione di persone?», si è chiesto ad alta voce nel dialogo con i giovani in piazza Vittorio. Bergoglio rispondeva ad una domanda sul rischio che corrono spesso i ragazzi di restare delusi e ha fatto l'esempio di queste tragedie della storia recente per poi arrivare all'oggi: «viviamo una terza guerra mondiale a pezzi» e ci sono «giovani che non trovano nulla e sono spinti alla disperazione e alle dipendenze, e certi vanno verso il terrorismo» ha osservato commentando tutto questo con un'altra domanda inquietante: «come posso fidarmi che il politico che voto poi non mi porterà alla guerra?». Un'ovazione ha accompagnato al Duomo dove il Pontefice si è raccolto in preghiera davanti alla Sindone. In cattedrale erano presenti suore di clausura e sacerdoti, i vescovi della Cei piemontese, alcuni parenti del Beato Piergiorgio Frassati. Il Papa ha pregato dopo il segno della croce si è alzato e, avvicinatosi alla teca che custodisce il Sacro Lino, l'ha accarezzata. «La Sindone attira verso il volto e il corpo martoriato di Gesù e, nello stesso tempo, spinge verso il volto di ogni persona sofferente e ingiustamente perseguitata» ha detto poi all’Angelus. E incontrando la grande amiglia dei Salesiani nella basilica di Santa Maria Ausiliatrice: «All'epoca di san Giovanni Bosco il Piemonte era una regione «massonica, c'erano mangiapreti, anticlericali, era anche demoniaca. Torino, uno dei punti. Ma quanti santi sono usciti».
«I poveri non vanno trattati come merce»
Oltre duecentomila a Torino hanno accompagnato la visita di Bergoglio: «Ieri Auschwitz, oggi i migranti scartati. La Sindone spinge verso chi soffre»
