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Trentamila svaniti nel nulla in 40 anni

L’esercito di «invisibili» composto per la metà da minorenni. Nove decimi stranieri LEGGI ANCHE Cinque mosse per dileguarsi e non farsi ritrovare mai più

Ogni anno tra le diecimila e le quindicimila persone svaniscono nel nulla. Scomparse, disperse, missing. Ingoiate da un buco nero di anonimato e silenzio o morti senza che le loro spoglie vengano ritrovate per mesi. In 40 anni, dal 1° gennaio 1974 al 31 dicembre 2014, i casi sono stati quasi trentamila. Le denunce, per essere precisi, sono 29.234 e la metà riguardano minorenni, dei quali meno di un decimo sono italiani. Numeri che emergono dalla 12° Relazione del Commissario straordinario del governo per le persone scomparse, Prefetto Vittorio Piscitelli, realizzata con i dati della Direzione centrale della Polizia criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza. Fino a cinque mesi fa, le persone ancora da rintracciare erano 29 in più che alla fine del 2013, passando da 29.205 a 29.234, appunto. La buona notizia è che il trend è in diminuzione rispetto alla differenza tra il 2012 e il 2013, quando il balzo in alto delle statistiche toccò le 2.404 unità. «Il dato rimane comunque allarmante - spiega Piscitelli - Dal 2012 al 2014 passiamo da 120.791 a 149.036 denunce: ogni anno 10-15mila persone scompaiono». Ma gli scomparsi «nel secondo semestre del 2014 sono inferiori a quelli riportate a casa: a fronte di 8.271 denunce, sono state ritrovate 8.800 persone. Lo stesso vale per i dati, seppure parziali e ancora non definitivi, del primo semestre 2015», aggiunge il prefetto. Questo malgrado l’aumento delle denunce, passate dal 2013 al 2014 da 133.989 a 149.036. Ma alla fine dello scorso anno sono stati ritrovati più di due terzi degli individui spariti, cioè 119.802. Il merito, per il Commissario, è della legge 203, «che affida ai prefetti il coordinamento delle ricerche delle persone scomparse in ogni provincia - sottolinea Piscitelli - La legge è del 2012 ma è andata a regime solo l'anno scorso, e ha permesso la creazione di piani provinciali fatti su misura per ogni territorio che, insieme all'aiuto delle associazioni e del volontariato, hanno portato ai risultati positivi». E, negli ultimi due anni, la percentuale delle persone ritrovate sfiora l’80%. Dei quasi 30.000 missing, 8.386 sono italiani e 20.848 stranieri, 14.117 maggiorenni (6.758 italiani e 7.359 stranieri) e 15.117 minorenni (1.628 italiani e 13.489 stranieri). I maschi sono 20.617 (5.400 italiani e 15.217 stranieri), le femmine 8.617 (2.986 italiane e 5.631 straniere). Il Lazio detiene la «maglia nera» con 6.480 unità, seguono la Sicilia (3.875), la Lombardia (3.404), la Campania (3.031), e la Puglia (2.701). Le ragioni del fenomeno sono molteplici. Quella più frequente è l’allontanamento da istituti e comunità, seguita dagli allontanamenti volontari, dalle scomparse dovute a disturbi psicologici, a quelle riguardanti le sottrazioni di minori da parte di uno dei coniugi o da un familiare e, infine, a quelle legate alla commissione di altri specifici reati. Particolare allarme desta la categoria degli «anziani»: al 31 dicembre 2014 erano scomparsi 1.304 over 65. Molto spesso malati di Alzheimer o di altre patologie neurologiche. «Su questo - spiega il Commissario - stiamo stipulando un protocollo con il ministero della Salute e del Welfare per i malati di Alzheimer, che potrebbe prevedere l’utilizzo di un geolocalizzatore per rintracciarli in caso di scomparsa». Ma ancora più preoccupante, e attuale, è il dato sui minori. All’appello ne mancano più di 15.000. La maggior parte sono stranieri «non accompagnati» che sbarcano sulle coste meridionali della nostra Penisola, finiscono nei centri di accoglienza e poi fuggono, facendo perdere le loro tracce. Per infoltire il muto esercito degli «invisibili».

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