Arrivano soprattutto dallo Yemen e dall'Egitto, con il compito di "indottrinare" e indirizzare i fedeli, in alcuni casi, verso un Islam più radicale. In Italia, anche quest'anno, fonti investigative riferiscono che ne sarebbero arrivati almeno 25, finiti subito sotto la lente d'ingrandimento dell'Antiterrorismo. Durante il Ramadan, il mese sacro per i musulmani dedicato al digiuno e alla preghiera che inizia domani, è possibile incontrarli in alcune moschee, a capo della preghiera. Sono gli imam itineranti, che girano il mondo con il compito di esportare l'ideologia islamista tra i fedeli che aderiscono al Ramadan. Tra questi, però, a volte si nascondono dei veri e propri predicatori d'odio, estremisti, oscuri personaggi che in qualche modo tirano le fila del radicalismo islamico che poi sfocia nel terrorismo. Meglio noti come tabligh, questi predicatori itineranti si pongono l'obiettivo di risvegliare la fede nei musulmani che giudicano più 'tiepidi'. Come sempre il loro arrivo in Italia non passa inosservato. Dal momento in cui atterrano negli aeroporti con normali voli di linea, l'attenzione degli investigatori su di loro è altissima e i loro movimenti vengono monitorati fino al momento della partenza. Quelli legati all'estremismo islamico prediligono muoversi nelle moschee periferiche delle grandi città o nei piccoli centri urbani dove reputano meno probabili i controlli da parte delle forze dell'ordine. Il movimento, originario del Pakistan, nasce come gruppo di predicazione, votato all'espansione dell'Islam e alla preghiera, pacifista e sovranazionale. Al suo interno operano i "monaci", impropriamente tradotti dall'arabo tabligh, ed intesi come "predicatori". Il fulcro della loro dottrina, però, è tutt'altro che violento e si basa su sei punti fondamentali: preghiera, studio, ricordo continuo di Dio, generosità, predicazione, missione. Nei Paesi occidentali, dove forte è la presenza delle comunità islamiche, la loro figura in alcuni casi è addirittura garanzia di ordine, disciplina e di lotta alla criminalità e alla droga. La devianza di alcuni militanti verso il terrorismo, però, che si basa fondamentalmente sulla paura del contagio da parte dell'odiato-amato Occidente, trasforma il messaggio dei predicatori, dirigendolo verso attività di proselitismo e indottrinamento che non attengono alla vera missione dei tabligh. Ed è proprio sui personaggi più deboli psicologicamente e socialmente più disagiati che è rivolta l'opera di indottrinamento verso attività terroristiche.
E arrivano anche gli imam dell’odio
Arrivano soprattutto dallo Yemen e dall'Egitto, con il compito di "indottrinare" e indirizzare i fedeli
