Attualità

Un altro rom in auto. Un altro morto

In fuga da un campo illegale abbatte un palo che travolge un pedone Venti giorni fa la carneficina a Roma con la colf uccisa e otto feriti

Non guardano in faccia a nessuno i rom in fuga sulle auto pirata che sfrecciano a 200 all’ora nelle strade cittadine seminando morte. Milano come Roma. È successo ancora. E non cambia il finale se la vittima rimasta sull’asfalto insanguinato è un nomade della stessa etnia anziché una colf filippina, moglie e madre devota, come lo era Cory, la 36enne mamma di due adolescenti e gran lavoratrice, che alla fine del mese scorso, nella Capitale, ci ha rimesso la pelle, falciata nella carneficina che ha spedito in ospedale otto persone. Un copione simile tre sere fa. Perché non lontano dal luogo dell’incidente, anche alla periferia Nord Ovest di Milano c’è un campo rom. Da lì era partita la Citroen Xsara, lanciata ad altissima velocità, che è andata a sbattere contro un palo che, crollando a terra, ha travolto e ammazzato un altro nomade. Quando si dice il caso. Un accampamento abusivo da terzo mondo in tutto simile a quello romano della Monachina, dove vivevano i tre giovani rom a bordo di una Lancia Lybra in fuga da un posto di blocco, che il 27 maggio hanno fatto filotto di pedoni all’altezza della fermata metro Battistini. La vittima dell’ultimo tragico incidente in via Palizzi, non molto distante dalla stazione di Villapizzone, dove giovedì una gang di latinos ha aggredito a colpi di macete un capostazione staccandogli un braccio, si chiamava Romeo Sobec, 61 anni, ed era diretto alla baraccopoli nel quartiere. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, lo zingaro che è rimasto schiacciato sotto il palo, era diretto a piedi allo stesso campo rom per partecipare a una festa. L’uomo alla guida è, invece, scappato facendo perdere le proprie tracce. Ieri era ancora caccia al conducente della Citroen Xsara lanciata a tutta velocità. I carabinieri, che indagano per omicidio colposo, stanno cercando un ragazzo, nomade anche lui, quasi sicuramente tra i protagonisti di una lite accaduta poco prima e che lo aveva costretto a scappare a bordo dell’auto. Tutto comincia alle otto di venerdì sera. Nell’insediamento illegale fervono i preparativi per una festa. Ma alle 20 si accende una furibonda lite. Tutti contro uno a quanto sembra. Lo zingaro in difficoltà sarebbe quello che poi, scappando su una Citroen Xsara, inseguito da una fitta sassaiola che gli sfonda il lunotto, ha finito per uccidere un altro rom. Avendo la peggio l’uomo decide che è meglio tagliare la tela. Riesce a salire sull’auto e ingrana la marcia. Mentre cerca di andare via, spingendo sull’acceleratore, l’uomo in fuga diventa oggetto di una violenta sassaiola che provoca la rottura del vetro del lunotto posteriore. Nel parapiglia, forse egli stesso raggiunto da una sassata alla testa, perde il controllo della Citroen e va a sbattere contro un palo. A questo punto il palo cade e si abbatte a terra schiacciando un ignaro nomade che passava di là e che stava raggiungendo il campo nomadi, dove in serata ci sarebbe dovuta tenere una festa. Invece di fermarsi e prestare soccorso il rom è fuggito a piedi. «Se mai lo prenderanno dirà anche lui che sono cose che succedono, come ha fatto la sorella di uno dei due giovani rom che a Roma hanno ammazzato la colf filippina quando è stato scarcerato» commenta amareggiata la madre di Marco Picano, il 37enne travolto e ucciso sulla via Prenestina da un rom. «Guidava ubriaco contromano su un’auto rubata - ricorda Vincenza Picano - non si fermato a prestare soccorso ed è andato a farsi una birra e se l’è cavata con un solo anno di galera».

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