Attualità

Tre miliardi in quattro anni per l'accoglienza

Le spese per finanziare le operazioni Mare Nostrum e Triton e l'assistenza ai profughi

Più di tre miliardi di euro spesi negli ultimi quattro anni, cifra destinata ad aumentare considerando che il 2015 si sta confermando anno record in termini di sbarchi. Mare Nostrum e Triton da un lato, e il sistema di strutture di accoglienza distribuite sul territorio dall’altro, ha trasformato il tema dell’immigrazione in un’emergenza anche economica. Lo dimostrano i numeri: considerando un costo medio per richiedente asilo di 35 euro al giorno, che salgono fino a 70 euro nel caso dei minori, le 80mila persone presenti in Italia equivarranno ad una spesa di almeno un miliardo di euro solo quest’anno. Gli investimenti più importanti cominciano con le operazioni in mare. Prima Mare Nostrum (9,5 milioni di euro al mese per un totale di 160mila migranti soccorsi) oggi Triton, che fa capo all’Agenzia europea di controllo delle frontiere Frontex, con cui sono stati stanziati 2,9 milioni di euro, sempre al mese. Si somma poi il budget per l’accoglienza. Stando agli ultimi dati diffusi dal Viminale, attualmente in Italia sono state allestite 1.657 strutture di assistenza temporanee, un dato che evidentemente non tiene conto dell’infinità dei cosiddetti centri informali - a Roma è il caso, in questi giorni, della tendopoli improvvisata alla stazione Tiburtina - che pure assorbono risorse dalla pubblica amministrazione. Restando nel Lazio, che dopo la Sicilia (16mila immigrati) ospita quasi il 13% delle presenze cioè più di 8mila 500 persone, tra il circuito di accoglienza gestito dalla Prefettura e quello coadiuvato dai Comuni la spesa annuale media nella sola provincia di Roma supera i 70 milioni di euro. Palazzo Valentini ha recentemente pubblicato una gara, riferita all’accoglienza di 3.100 migranti tra maggio e dicembre, da oltre 27 milioni di euro. Quanto al Campidoglio, aderendo al bando Sprar (Sistema di protezione di richiedenti asilo) ha acconsentito ad un investimento di 35 milioni di euro ogni anno per tre anni, 2014-2016, finanziati da Ministero dell’Interno ed Europa. Il problema resta anche il tempo di permanenza all’interno delle strutture, nettamente superiore al tetto stabilito di sei mesi, ciò che moltiplica l’impegno di spesa. La Capitale, in questo senso, è indicativa: appena 191 nuove richieste di asilo presentate tra gennaio e maggio 2015 a fronte di 5.421 immigrati ospitati nei 61 centri verso i quali vengono dirottati gli arrivi gestiti da Questura e Prefettura. Solo in questi giorni, giugno 2015, si stanno esaminando domande vecchie di un anno, per esempio quelle inoltrate nel febbraio 2014. In questi calcoli rientrano anche i benefit. Sigarette, schede telefoniche, «attività di animazione ludico-sportive» e «sostegno socio-psicologico», mentre il percorso di integrazione, vedi «l'insegnamento della lingua italiana per un minimo di 10 ore settimanali e l'orientamento al territorio» resta quasi sempre inattuato. Ad ottobre, la Prefettura di Roma, aveva pensato anche al servizio taxi pubblicando un avviso relativo «all’istituzione di un albo noleggiatori a cui affidare incarichi per il trasporto di migranti dai posti di frontiera ai centri di accoglienza della provincia rivolto alle ditte in possesso di licenza comunale per l’esercizio del servizio di noleggio da rimessa con conducente»: da 1,40 a 2,60 euro al chilometro in base alla tratta ed al numero di passeggeri.

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