Attualità

Liberato il medico rapito in Libia

Ignazio Scaravilli è stato tenuto prigioniero dall’Isis per cinque mesi Tra due giorni l’ortopedico potrebbe rientrare in Italia

Liberato dopo cinque mesi passati in mano ad un gruppo di criminali libici con infiltrazioni terroristiche. Ignazio Scaravilli, il medico di origini catanesi rapito il 6 gennaio scorso a Tripoli davanti all’ospedale di Dar al Wafa nella zona di Suq Talat, dove si era recato per offrire la sua professionalità, tra due giorni potrebbe essere a casa. La notizia è arrivata ieri, dopo mesi di angoscia e preoccupazione anche per le condizioni politiche della Libia, dove molte zone sono in mano all’Isis. L’ortopedico 70enne è in buona salute e si trova a Tripoli in attesa di rientrare in Italia. La sua liberazione sarebbe avvenuta in collaborazione con le autorità libiche, già una settimana fa, e la sua permanenza nel Paese sarebbe legata solo a questioni burocratiche. Fonti intelligence smentiscono che il ritardo sia da attribuire ad un braccio di ferro tra l’Italia e Tripoli che, in cambio della restituzione dell’ostaggio, avrebbe preteso il riconoscimento politico del governo, al pari di quello concesso a Tobruk. Anche il pagamento di un riscatto viene assolutamente escluso. Sulla sorte dell’ostaggio, inoltre, per mesi è calato il silenzio. La situazione del Paese non ha consentito di avere informazioni certe e per lungo tempo i nostri 007 avrebbero perso ogni traccia dell’ortopedico. Ad un certo punto il governo di Tobruk avrebbe anche dato per morto Scaravilli, che invece era finito in mano ad un gruppo di criminali, legati agli jihadisti, che avrebbero rapito il medico per curare feriti e malati presenti all’interno dell’organizzazione. Da chiarire anche la dinamica del suo rapimento, che sarebbe avvenuta davanti all’ospedale una volta finito il turno. La scomparsa di Scaravilli, medico ortopedico specializzato in chirurgia della mano, è stata segnalata da alcuni suoi colleghi partiti con lui prima di Natale. Lo specialista, residente a Padova, era anche titolare di uno studio in via Umberto, a Catania. Durante la sua carriera, inoltre, aveva prestato servizio in diverse strutture tra cui la clinica Morgagni di Padova, come direttore del reparto di fisioterapia e riabilitazione. «Ho sentito poco fa la moglie Liliana, è commossa e felice. Non ha ancora potuto sentire Ignazio perché non è ancora in mani italiane. Ma era davvero commossa, anche perché in tutto questo tempo, pur sapendo che la Farnesina era al lavoro, la vicenda del suo rapimento era andata avanti coperta da uno stretto riserbo, e aveva poche notizie. E anch’io oggi ho davvero l’animo più leggero, perché più passava il tempo è più la situazione diventava preoccupante», ha detto Gianpiero Avruscio, ex collega e grande amico di Ignazio Scaravilli dopo la notizia della liberazione dell’ortopedico, che per tanti anni ha lavorato in ospedale a Padova. Soddisfazione per l’accaduto è stata espressa anche dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha ringraziato tutte le autorità che hanno reso possibile la positiva conclusione della vicenda. In mano ai tagliagole, però, c’è ancora padre Paolo Dall’Oglio, rapito a Raqqa, in Siria, il 27 luglio 2013. Il gesuita sarebbe stato preso da un gruppo che fa capo all’Isis. In quasi due anni di sequestro sono più volte state diffuse notizie circa una sua possibile esecuzione, mai confermate.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.