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Immigrati, Maroni scrive ai prefetti: "Sospendete le assegnazioni"

Alfano: "No comment". Prefetti: "Rispondiamo al ministro". Salvini: "Protestate, ecco numeri prefetture" LEGGI ANCHE Renzi mette in vendita i migranti

Dalle parole dei giorni scorsi ai fatti. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, invia una lettera indirizzata ai Prefetti della Lombardia: "Vi chiedo di sospendere le assegnazioni nei Comuni lombardi in attesa che il Governo individui soluzioni di accoglienza temporanea più eque, condivise e idonee, che garantiscano condizioni reali di legalità e sicurezza". Il governatore aveva annunciato la decisione di tagliare le risorse ai comuni che avrebbero continuato ad accogliere profughi e immigrati. "Secondo i dati resi noti dal Viminale nei giorni scorsi, la Lombardia è la terza regione italiana, dopo Sicilia e Lazio, come percentuale di presenze di immigrati nelle strutture di accoglienza", spiega il presidente Maroni. "Ricordo poi che in Lombardia vive già oltre un quinto degli immigrati regolari presenti in Italia, molti dei quali in cerca di lavoro. Quindi è impensabile inviare in Lombardia altri immigrati prima di aver riequilibrato la distribuzione". "L'eccezionale afflusso di cittadini stranieri sul nostro territorio, a seguito degli sbarchi sulle coste italiane, impone una gestione molto attenta del fenomeno migratorio", continua il presidente della Regione Lombardia. "La soluzione al problema dell'immigrazione clandestina - componente preponderante anche dell'ondata di arrivi di quest'anno - resta il blocco delle partenze dalle coste africane, attraverso il coinvolgimento dell'Ue, dell'Onu e di tutta la comunità internazionale". La replica di Alfano e di Ncd. Il ministro dell'Interno da Twitter:   #Nocomment lettere governatori ai prefetti: #siamoseri. #Migranti tema mondiale che #LegaNord trasforma in questione meridionale #ingiusto — Angelino Alfano (@angealfa) 9 Giugno 2015 "Maroni non faccia il finto smemorato. Nel 2011 chiedeva alle regioni di accogliere gli immigrati con il criterio delle quote in modo da distribuirli in Italia in base al numero degli abitanti, alla popolazione. Inoltre, è stato lui stesso a sottoscrivere il Trattato di Dublino che è stato un vero e proprio boomerang per l'Italia. Ora si rifiuta di collaborare: oltre il danno anche la beffa?" Valentina Castaldini, portavoce nazionale del Nuovo Centrodestra, interviene sul caso. "Maroni- ricorda Castaldini- nel 2011 chiedeva solidarietà da parte di tutte le Regioni per gestire l'emergenza immigrazione. Quella stessa solidarietà e collaborazione che oggi nega al Governo, agli italiani e alle altre regioni. Maroni dimentica e nega il suo stesso passato". E conclude: "Nel frattempo, mentre la Lega fa chiacchiere e alza polveroni inutili, il ministro Alfano ha ottenuto in sede Ue un'importante apertura proprio sul trattato di Dublino. Ma, come ha detto il ministro dell'Interno, non ci basta e chiediamo ancora di più: il meccanismo della solidarietà deve essere comune a tutti i Paesi". Prefetti irremovibili. Ma i prefetti non ci stanno e ribadiscono che loro rispondono al ministro e non a Maroni. "I prefetti della Lombardia non rispondono certo al governatore, con tutto il rispetto per Maroni: e' una materia di competenza dello Stato e i prefetti si attengono alle direttive che arrivano dal ministero dell'Interno e dal governo". Claudio Palomba, presidente del Sinpref, associazione sindacale dei funzionari prefettizi, commenta la lettera con la quale Roberto Maroni ha chiesto ai prefetti della sua regione di "sospendere le assegnazioni nei Comuni lombardi in attesa che il governo individui soluzioni di accoglienza temporanea piu' eque". "Si tratta di una lettera di cortesia, politica - premette Palomba -: se vengono chiamati ad accogliere un certo numero di migranti i prefetti non possono tirarsi indietro"."La nostra - ribadisce Palomba - è una posizione chiara e netta, il nostro rapporto giuridico e funzionale non può essere con i singoli amministratori: in presenza di un invio, siamo tenuti a provvedere alla sistemazione, certo in una attività di logica mediazione e con l'aiuto dei sindaci". "Le difficolta'? Ci sono, e' inevitabile in presenza di certi numeri - risponde il presidente del Sinpref - e le avevamo già segnalate un mese e mezzo ma le stiamo affrontando, e fronteggiando. Di fronte all'emergenza, c'è chi pensa di requisire strutture come le caserme ma io personalmente sono abbastanza contrario perche' non e' solo un problema di accoglienza ma anche di integrazione. E laddove è possibile è meglio conciliare i due aspetti". "C'è anche un altro aspetto del quale tenere conto - conclude Palomba - in un momento in cui c'è chi parla di togliere le prefetture dai territori: un problema di questo tipo e di queste dimensioni può essere affrontato solo da qualcuno capace di tenere una posizione di assoluta imparzialità, estranea a coloriture politiche e interessi di parte".     Salvini: "Protestate con i prefetti. Ecco i numeri". Continua la polemica del leader del Carroccio: "I prefetti cercano casa per migliaia di clandestini? Facciamogli sentire cosa ne pensiamo". Lo scrive su facebook Matteo Salvini, segretario della Lega nord, che pubblica i numeri telefonici delel seguenti prefetture: Prefettura di Milano 02 77581 Prefettura di Torino 011 55891 Prefettura di Venezia 041 2703411 Prefettura di Genova 010 53601 Prefettura di Bologna 051 6401111 Prefettura di Firenze 055 27831 Prefettura di Roma 06 67291 Prefettura di Cagliari 070 60061 Prefettura di Napoli 081 7943111 Prefettura di Bari 080 5293111 Prefettura di Reggio Calabria 0965 4111 Prefettura di Palermo 091 338111. E conclude: "Una telefonata allunga la vita"     Il Premier contrattacca: "Soldi a chi accoglie".  Altro che penalizzare i sindaci che accolgono i profughi: per i primi cittadini d'Italia il governo ha in cantiere un provvedimento per premiare, economicamente, quei comuni che accoglieranno i migranti. L'idea è stata lanciata dal ministro Angelino Alfano e sottoscritta dal presidente del consiglio Matteo Renzi: "Dobbiamo dare incoraggiamenti e incentivi anche sul patto di stabilità ai comuni che ci danno una mano. C'è piena condivisione con quello che ha detto il ministro Alfano", ha spiegato Renzi in conferenza stampa al termine del G7. Il provvedimento deve essere ancora concepito dal punto di vista normativo e non finira' nel ddl enti locali. Con ogni probabilità occorrerà attendere. Ma quella del premier e' stata una risposta ai governatori di Liguria, Lombardia e Veneto che hanno minacciato tagli ai trasferimenti regionali per quei comuni che accoglieranno. Difficile che possa realmente accadere senza incappare nella Corte Costituzionale, ma in ogni caso la sola levata di scudi da parte dell'asse del Nord rischia di vanificare il lavoro del governo a livello europeo. "Non siamo di fronte ad un fenomeno appcalitico" ha detto Renzi stigmatizzando coloro che investono le business della paura. La cifra dei 24mila profughi da spostare dall'Italia, avanzata nel piano della Commissione, è giudicata tuttavia e"del tutto inadeguata dal premier". Quella della quota di migranti, ovvero il numero di profughi da dislocare nei singoli Paesi europei, è una partita ancora apertissima che il premier intende giocarsi nel consiglio straordinario del 25-26 giugno. Bisogna andare a dire ai partner europei che bisogna fare di più. Non un compito facilissimo quando sono gli stessi governatori italiani a remare contro la dislocazione degli immigrati. Una posizione tanto più incomprensibile per Renzi che ricorda bene come sia stato il ministro Maroni a concepire il piano sull'emergenza immigrati e come quel piano fu firmato anche dal governatore Veneto, Luca Zaia. Per ora è il "modello Maroni" a dover essere applicato, ma il premier ha già pronta l'alternativa. Come lui stesso dice, cambiare non è questione di giorni, "ma di settimane". Il primo paso è investire nella cooperazione internazionale, un settore caduto nel dimenticatoio con le ultime amministrazioni: "Sulla cooperazione internazionale l'Italia è stata, negli ultimi anni, la peggiore nel G7. Dobbiamo ricominciare anche da lì per dare una risposta al tema degli immigrati", ha spiegato Renzi. Non basta gridare "abbattiamo le prefetture", non serve "affondate die barconi". E anche la risoluzione dell'Onu rischia di sortire l'effetto del pannicello caldo: "La risoluzione Onu è utile, ma non è con essa che si risolve il problema". Il premier vuole perciò in impegno diplomatico forte in Libia. Intanto per costringere le fazioni in campo a dialogare, formare un governo e con esso affrontare la questione dei mercanti di esseri umani. Fatto questo, investire nella cooperazione con i Paesi africani. E per "dare il buon esempio", Renzi è pronto a recarsi in vista ufficiale nel Corno d'Africa, ad Addis Abeba, a metà luglio.

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