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Addio a Boschiero, leader monarchico

Votato al servizio di casa Savoia era l’uomo di fiducia di Umberto II Lottò per la fine dell’esilio. Nel 1966 fece volare Vittorio Emanuele su Napoli

È morto Sergio Boschiero, il «monarchico galantuomo». Si è spento all’età di 79 anni, dopo una breve malattia, nella cittadina dove viveva, Colleferro, in provincia di Roma. Non era laziale di nascita, il leader dei monarchici italiani. Era nato nel 1936 a Breganze, in provincia di Vicenza, ma si era trasferito a Roma negli anni ’60 per volontà del Re Umberto II di Savoia, che lo nominò rappresentante ufficiale dei Monarchici italiani. Per dieci anni, dal 1962 al ’72, è stato segretario nazionale del Fronte monarchico giovanile, e subito dopo, fino al 1984, segretario nazionale dell’Unione monarchica italiana, la più antica organizzazione monarchica italiana. Ruolo che ha assunto successivamente dal 2001 al 2012. La notizia della sua morte è stata data dall’attuale segretario dell’Umi, Davide Colombo. «Chiniamo le abbrunate bandiere del Regno in ricordo di colui che ha dedicato un’intera vita alla causa monarchica» è scritto, in segno d’addio, sul sito dei monarchici italiani. Boschiero è stato commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia e poi Cavaliere di Gran Croce del Sacro militare ordine Costantino di San Giorgio. Era un gentiluomo, Boschiero, amava la sua Patria ed è stato il protagonista delle più importanti battaglie monarchiche dal dopoguerra, come ad esempio le lotte contro l’esilio dei Savoia. Quando la Regina Maria Josè è morta, Boschiero ha chiesto che fosse seppellita al Pantheon, dove c’è la tomba di Umberto II e dove sono sepolti gli altri Re di casa Savoia periti in esilio. Boschiero è stato anche artefice della contestazione dell’articolo 139 della Costituzione, che rende non revisionabile la forma repubblicana dell’Italia. Nel 1966 ha compiuto un gesto che rimarrà memorabile: il volo di Vittorio Emanuele, allora in esilio, su Napoli. Ma sua è stata anche la battaglia contro il monumento dedicato a Gaetano Bresci, l’anarchico italiano che uccise Umberto I, oppure quella per impedire ai Comuni di modificare la toponomastica cancellando le vie intitolate a Casa Savoia. Chiunque ricorda la sua determinazione nel difendere la storia del Risorgimento italiano e nel criticare il Bicentenario della Rivoluzione francese. Fabio Torriero, giornalista e giovane monarchico, ha voluto ricordarlo con una commovente lettera nella quale rammenta il suo sarcasmo, la sua ironia e simpatia, ma anche il suo «profondo senso del rispetto, dell’onestà, della pulizia morale». Nell’addio di Torriero vengono anche citati gli «anni bui» dell’Italia, i Settanta, quando a causa degli «opposti estremismi» si moriva per strada «e tu avevi sempre parole di pacificazione, di concordia, pur nella sana e legittima rivendicazione storica e politica dei diritti istituzionali dell’opzione monarchica». Ed è lo stesso Torriero a scrivere che Boschiero conservava «nelle vene e nel cuore lo slancio, la passione e il fuoco militante del capo dei giovani del Fronte monarchico giovanile» e che alla sua segreteria «sono legati i meravigliosi e imponenti cortei sabaudi che hanno attraversato le città italiane». Il «monarchico gentiluomo» ha diretto il quotidiano «Monarchia-Oggi» e l’agenzia di stampa Fert. «Ci mancherai Sergio, ma soprattutto, mancherà all’Italia un patriota come te» conclude Torriero. I funerali si terranno oggi alle 14 a Roma, presso il Pantheon. Alle esequie ci sarà anche Antonio Tajani, vicepresidente del Parlamento europeo e monarchico in gioventù.

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