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"Meglio non incontrare i familiari"

Al fratello della vittima sconsigliato di andare dai parenti degli arrestati

A rompere il silenzio dei fratelli rom che avrebbero provocato l’incidente in via Mattia Battistini, con le bocche cucite dal momento del fermo, ci penseranno oggi gli inquirenti nell’udienza di convalida. Passate 48 ore dal ritrovamento dei due in un terreno agricolo alla Massimina, è arrivato il momento della verità. I dubbi che lasciano ancora aperta l’indagine sull’incidente di mercoledì scorso, sono ancora tanti e la speranza di scioglierli con le dichiarazioni dei fermati appare vana. Mentre la 17enne, moglie del minore dei fratelli, continua a contraddirsi regalando agli investigatori versioni sempre nuove e fantasiose della carambola, il suocero e il padre dei due si addossa ogni responsabilità dei fatti. Giurando ora, all’occorrenza, di essere lui il quarto uomo a bordo della Lancia Libra. Decisamente più loquace dei figli, non gode della piena fiducia dei poliziotti che, senza sosta, continuano a indagare avvalendosi delle dichiarazioni di decine di persone, soprattutto esterne alla famiglia dei due fratelli. L’esistenza di un quarto uomo, magari un passeggero «scomodo» e spaventato dal semplice posto di blocco, spiegherebbe finalmente la fuga disperata per seminare la volante così come il silenzio degli arrestati. L’uomo, sulla cui identità gli investigatori mantengono il massimo riserbo, potrebbe esser fuggito ancora prima che i due agenti sulla volante tentassero l’inseguimento a piedi. Impossibile escludere che si sia dileguato prima degli altri per mettere al sicuro la refurtiva di un colpo. Uno dei tanti messi a segno nella zona di Boccea negli ultimi due anni, come lamentano i residenti. Di sicuro, per i poliziotti, c’è che alla guida c’era il minorenne, il 17enne senza patente. «Armi, droga e boss della Camorra – assicura il capo della Squadra Mobile, Luigi Silipo – sono fantasie». I residenti di Boccea vogliono le ruspe sul campo, qualcuno invoca l’Isis. Giustizia e niente altro chiedono invece i familiari di Corazon Abordo Perez, la vittima di quell’auto impazzita, travolta e ammazzata come un cane da un gruppo di ragazzini in fuga per chissà quale motivo. Non provano odio, ma pretendono di vederli in carcere senza scorciatoie. La 44enne filippina, investita mentre attraversava la strada dopo una giornata di lavoro, ha lasciato due figlie di 12 e 14 anni per le quali si è mossa un’intera comunità. Intanto il fratello della vittima avrebbe voluto andare nel campo rom della Monachina, ma non ci è stato permesso.

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